Non so se sia stato giusto escludere Higuain per la seconda volta consecutiva, quindi non posso dire se il merito di Allegri sia stato quello di caricarlo con un’altra panchina pesante o di buttarlo dentro quando la partita richiedeva forza e precisione. Sta di fatto che quando è entrato il “pipa” la Juve è cambiata non solo perché ha trovato il gol che ha sfondato il muro dell’Olympiacos, ma anche perché l’attacco ha cominciato a credere nella profondità. Forse, in qualche modo, la Juve avrebbe battuto comunque questo avversario, però sarebbe stata una vittoria micragnosa o fortuita all’interno di una partita dominata da uno sterile possesso palla e da un faticoso avanzare fino alla trequarti.

I campioni di Grecia sono una squadra in crisi, arrivata a Torino con un nuovo allenatore (Panagiotis Lemonis) e un intento esplicito: non fare giocare la Juventus. Per questo Lemonis ha allestito un 4-5-1 con due linee ravvicinatissime in fase difensiva in modo da impedire qualsiasi giocata pericolosa, in particolare quelle di Dybala.

La Juve, poco ispirata, ha stentato almeno fino alla mezz’ora del primo tempo. Non che mancassero le attenuanti, ma a questo livello non deve interessare se Pjanic si infortuna nel riscaldamento o se Cuadrado (botta nella rifinitura) è stato in forse fino all’ultimo momento.

Il problema non risiedeva negli uomini, ma nel gioco. Quello manca ancora e se, per sovrammercato, viene meno anche il pressing che contro il Torino era stato decisivo, allora la Juve ha potuto avvicinare la porta solo con i calci piazzati.

Perdendo Pjanic, ad Allegri non è rimasto che inserire Bentancur, bravo ma ancora acerbo, sperando che la luce venisse dagli esterni, in particolare da Douglas Costa. Il brasiliano ha giocato meglio che in precedenza, anche se deve credere di più all’uno contro uno e mettere in mezzo un  maggior numero di palloni. Consiglio che non vale sempre e con chiunque (c’è anche l’accentramento con il tiro e, soprattutto, il ripiegamento in fase difensiva da curare meglio), ma in partite del genere certamente sì.

I cross, in realtà, sono arrivati ma quasi tutti per il marcatissimo Madzukic che non sempre ha colpito copn adeguatezza. Nel finale del primo tempo la Juve ha accentuato la propria pressione, esponendosi, però, ad un paio di contropiede micidiali orchestrati, da Sebà (parato facile da Buffon, invece, un diagonale di Pardo).

Certo, il gol del vantaggio sarebbe potuto anche arrivare se Engels, in mischia, non avesse colpito il palo della propria porta facendo correre un brivido lungo la schiena a tutti i suoi compagni.

Allegri deve aver sentito puzza di bruciato intorno al 56’, quando un contropiede del solito Sebà è stato sventato dal grandissimo senso della posizione di Barzagli, il quale ha chiuso la linea di passaggio per un avversario che si stava smarcando solo davanti alla porta. 

Così al 59’ è entrato Higuain e nove minuti dopo la Juve ha scardinato lo 0-0. L’azione è stata bellissima e a cominciarla è stato Chiellini che ha giocato palla su Mandzukic, bravo a far proseguire nello spazio Alex Sandro. Il brasiliano è entrato senza avversario in area e ha messo basso per Higuain. Primo tiro ribattuto, secondo (di destro) nel sacco. E’ stata una liberazione. Per la Juve, che a quel punto ha capito che avrebbe vinto la partita, e per l’argentino, capace di rispondere alle delusioni nell’unico modo in cui può e deve un calciatore.

Infatti, a 10 minuti dalla fine, ancora Higuain è sfuggito al limite dell’area e ha servito Dybala che con un colpo sotto ha superato il portiere Proto. La palla stava oltrepassando la linea quando un difensore, nel tentativo di allontanare, ha colpito Mandzukic che ha segnato con il corpo (testa, petto, ginocchio) da un passo.

Nel gruppo adesso la Juve è seconda a pari punti con lo Sporting (battuto di misura in  casa dal Barcellona) e davanti all’Olympiacos a zero. Nulla di fatto e nulla di compromesso. Solo i risultati e la classifica che Allegri voleva.