Tutto contro. Un rigore (netto e giustissimo), provocato da Bonucci e respinto da Buffon. Un uomo in meno (Lemina, espulso al 9’ della ripresa per doppia ammonizione). Dybala sgonfio. Khedira latitante. Dani Alves superficiale
Per la Juve, la notte di Lione sembrava segnata. E con essa l’addio al primo posto del girone che stava arridendo ad un solitario Siviglia (vincente a Zagabria). 

Invece le prodezze di Gigi Buffon (tre interventi miracolosi più il rigore) e una staffilata di Cuadrado, che ha beffato Lopes sul primo palo, hanno ribaltato umori e risultato. La Juve vince 1-0 in casa dei francesi e si issa al primo posto, per differenza reti, nel gruppo di qualificazione. 

Dato a Buffon almeno il 60 per cento del merito del successo esterno, non si possono dimenticare i meriti di Allegri. Quando la squadra è rimasta in dieci ha virato verso un 4-3-2 con il quale formalmente dichiarava di credere ancora nella vittoria. Quando ha inserito Cuadrado, al posto di uno spento Dybala, gli ha chiesto di fare l’attaccante e il suo calciatore l’ha ascoltato. Non solo perché ha segnato, ma perché, anche nel finale, ha allungato la squadra avversaria attaccandola o tenendo palla.

Partita eroica senza, per questo, ricorrere al catenaccio. Anzi, partita coraggiosa e premiata da un gol che vale oro, sia per l’autostima del gruppo, sia per il prosieguo della Champions.

Dire che l’inferiorità numerica abbia fatto bene alla Juve sarebbe un paradosso, ma sta di fatto che il secondo tempo è stato migliore del primo. Squadra più compatta e combattiva, partecipazione totale (in specie di Higuain) alla fase difensiva, ripartenze rare, ma non casuali. 

Nemmeno il gol è stato casuale. Se è vero, infatti, che Cuadrado ha trovato una bordata da posizione defilata, benedetta anche dal cielo, è altrettanto vero che l’azione che ha spostato il gioco da sinistra a destra è venuta da un’intuizione di Higuain. Bene, anzi molto bene, Pjanic che, quando è stato espulso Lemina, ha assunto la posizione di centrale basso davanti alla difesa. Un’altra idea di Allegri che presto diventerà concreta e fattiva.

La partita sarebbe potuta essere completamente diversa se dopo pochi minuti le terga di Khedira non avessero respinto una deviazione sotto porta di Bonucci. Lo stesso Bonucci, però, così bravo in fase offensiva, è stato letale nella marcatura a Diakhaby su un calcio d’angolo a favore del Lione, affondando l’avversario in piena area. Sul rigore, calciato da Lacazette, non solo Buffon ha intuito, ma ha indotto il francese, con una finta, a tirare alla sua sinistra. Un capolavoro

Nulla, tuttavia, rispetto a quanto compiuto nella ripresa. Al 4’, a séguito di una doppia amnesia difensiva (Bonucci e Dani Alves), Buffon ha alzato un tiro di Fekir, da pochi passi, destinato in porta. Dopo l’espulsione di Lemina, si è esibito su una conclusione di Lacazette e, infine, quando Tolisso è arrivato a colpire, liberissimo, da due passi, ha salvato la Juve con i piedi. A tutto questo, Buffon ha aggiunto la sicurezza nelle uscite e un paio di interventi su cross pericolosissimi.

Ovvio che, nel post partita, abbia rivendicato rispetto per la sua carriera dopo l’errore con la Spagna e quello, in campionato, contro l’Udinese.

Per quanto mi riguarda ho trovato più disdicevoli le bestemmie - sillabate contro la Spagna - che gli errori tra e fuori dai pali. Nessuno, almeno tra noi, pensa che Buffon sia finito, ma una carriera si può corrompere anche con i comportamenti. E la bestemmia, nella sua bocca, non ci deve stare. Per quello che è, è stato e sarà: una persona seria e un grandissimo portiere.