Il derby di Torino, che doveva rappresentare il primo vero test in campionato per la Juve (finora aveva incontrato squadre contro le quali era difficile non vincesse), è finito prim’ancora di cominciare. È bastato un po’ di pressing a centrocampo, dopo un quarto d’ora, per mettere Dybala nelle condizioni di sbloccare il risultato (e le proteste dei granata per un presunto fallo di mano di Matuidi sono infondate). Nell’occasione abbiamo notato come mai Rincon non sia un giocatore da Juve - e infatti è stato ceduto dopo sei mesi - al contrario di Pjanic. Il bosniaco, che in teoria dovrebbe essere quello molle, ha strappato la palla dai piedi del venezuelano (il combattente, sempre in teoria) e ha servito la ‘Joya’: 1-0 e la sensazione che rimontare, per i granata, sarebbe stato quasi impossibile.

Pochi minuti dopo Baselli si è fatto espellere a causa di un’entrata insensata, che gli ha procurato il secondo indiscutibile cartellino giallo (anche il primo lo era). E qui l’arbitro avrebbe davvero potuto fischiare la fine: avrebbe fatto una cortesia al Toro, evidentemente destinato a essere travolto, come poi è successo. Un atteggiamento folle, quello del giovane centrocampista granata, dovuto probabilmente al modo sbagliato e di certo esagerato che ha Mihajlovic di preparare certi eventi. Il tecnico granata celebra sempre con grande enfasi il carattere, la grinta, la cattiveria agonistica, l’aggressività e carica di aspettative e pressioni gli incontri più importanti. Va bene avere queste caratteristiche, queste qualità, ma se fanno smarrire la ragione e la misura allora diventano difetti. E lui, Mihajlovic, è corresponsabile, anzi ispiratore di certi eccessi.

Non celebriamo più di tanto Dybala (arrivato a dieci gol in campionato) o Pjanic (due assist e un bellissimo gol) perché la partita è durata troppo poco perché gli possiamo attribuire grande peso. Semmai merita una riflessione la clamorosa scelta di Allegri di escludere Higuain, subito avallata dalla società con una chiara dichiarazione di Marotta: “È una decisione tecnica, deve tornare quello che era”. Ebbene, si tratta di una presa di posizione dura, decisa e anche pericolosa: da grande allenatore e da grande club. Uno stimolo? Forse sì: vedremo.

Ma l’aspetto più importante, o forse inquietante, della vicenda riguarda il rendimento della Juve, che con Mandzukic al posto di Higuain è decisamente migliore, almeno sul piano del gioco. Il croato non è un goleador dello spessore di Gonzalo, in assoluto il suo valore è inferiore, però ha una predisposizione al sacrificio e un’intelligenza tattica che lo rendono più importante per la squadra rispetto all’argentino. Con Mandzukic la Juve gioca meglio, ha maggiore equilibrio, dà sempre la sensazione di essere addosso agli avversari; con Higuain tutto questo accade molto di meno.

Ciò non significa che Mandzukic debba diventare il titolare e l’argentino la riserva. Significa, semplicemente, che la squadra con il croato è più squadra. E non è poco.

@steagresti