Che Barcellona troverà domani sera la Juventus, alla sua prima uscita in Champions? Per i bianconeri il Gruppo D, già complicato dalla presenza stessa dei catalani (ricordiamo tutti il sorriso di Totti durante il sorteggio...), non poteva aprirsi nel modo peggiore: subito trasferta al Camp Nou. Anche i blaugrana, tuttavia, sono alle prese con un grande abbandono. Fatte le dovute proporzioni, potremmo dire che l’addio di Bonucci sta alla Juventus come l’addio di Neymar sta al Barcellona. E non è soltanto per un gioco di sigle spezzate (MSN, BBC) che si propone questo parallelo. Stiamo infatti parlando di due grandi personalità, due accentratori: ognuno a modo suo, nel proprio ruolo e con le proprie caratteristiche, era in grado di condizionare pesantemente la manovra della sua squadra. Neymar, è chiaro, lo faceva e lo fa in una maniera più evidente, più “brasiliana”, basti pensare alle ultime uscite con Messi ed ex compagni nell’International Champions Cup, dove era apparso davvero straripante, incontenibile, mostruoso. In particolare proprio contro la Juventus, la prima partita, quando fece impazzire tutta la retroguardia bianconera, ancora orfana di Leo, segnando una doppietta. Ma se la squadra di Allegri sembra ormai in procinto di liberarsi da una sofferta sindrome da abbandono (checché ne dicano le banderuole risentite dell’ultima ora), il Barcellona fino al derby di sabato sera contro l’Espanyol era ancora in lutto. Oltre alla partenza di O’Ney, inaspriva il malcontento della piazza la doppia disfatta nel clasico di Supercoppa, e l’attesa di un grande colpo riparatore che sembrava non arrivare più. A completare il quadro negativo, si aggiunga poi l’indisposizione di Suarez nelle prime due di campionato. Con tutto ciò, conclusa la terza giornata di Liga, Valverde è primo a punteggio pieno, dopo aver regalato la prima manita al suo pubblico esigente, la sera stessa del ritorno di Suarez e del debutto di Dembélé e Paulinho. Ma vediamo un po’ il percorso di questo Barça senza Neymar, le mosse tattiche del nuovo allenatore blaugrana.      

SUPERCOPPA (ANDATA)Partiamo da una disfatta, l’1-3 subito in casa nella gara di andata di Supercoppa, contro il Real. Fin da subito, appare chiara la volontà di proteggere le fasce con la scalata preventiva di un membro del tridente. Le gerarchie sono chiare: la fatica maggiore spetta a Deulofeu, il nuovo arrivato. Così il 4-3-3 di Valverde appare talmente asimmetrico, in fase difensiva, che diventa presto un 4-4-2. Non un caso, per un allenatore che ha il pallino del 4-2-3-1 (si veda l’Athletic Bilbao dell’anno scorso). Notate la posizione di Deulofeu, a sinistra, e lo scivolamento dei tre di centrocampo verso destra, guidato da Rakitic. 


 

SUPERCOPPA (RITORNO) – Mantenendo sempre le due punte vicine, Messi e Suarez, nella gara di ritorno al Bernabeu Valverde optò addirittura per un 3-5-2 (qui sotto nella variante 5-3-2). Cosa?! Il Barcellona col 3-5-2?! Sempre più vicino all’eresia, il suo Barça uscì sconfitto con un 2-0 secco. Pioggia di critiche.



IN LIGA SENZA NEYMAR (E SUAREZ)- Nelle prime due partite di campionato, si è rivisto naturalmente il 4-3-3. Come dicevamo, alla mancanza di Neymar si è aggiunta l’assenza di Suarez. Nondimeno Valverde ha schierato il tridente, inserendo accanto a Messi punta centrale, nella prima contro il Betis, Paco Alcacer (a sinistra) e Deulofeu (a destra), nella seconda contro il Deportivo Alavés Aleix Vidal (a destra) e di nuovo l’ex milanista (a sinistra). Il successore di Enrique chiede molta pressione sui portatori di palla, ed ecco ricomparire uno schieramento fluido, capace di passare dal 4-3-3 al 4-2-3-1, a seconda delle situazioni. Da sottolineare il movimento di Rakitic, qui sotto, contro l’Alavés.  



SABATO SERA, NEL DERBY, TORNATO SUAREZ – Ma è stata la terza di campionato, ovvero il derby di sabato sera contro l’Espanyol, la partita più interessante per capire gli sviluppi più immediati del cantiere aperto Barcellona. Con Deulofeu partito a destra, mossa significativa e controintuitiva al tempo stesso (vedremo sotto perché), Messi a rifinire in zona centrale e Suarez redivivo a operare sul centro-sinistra del fronte d’attacco. La mancanza di Neymar è stata presa di petto: vuoto è? Vuoto sia! Iniesta avrà più spazio per salire, Jordi Alba per spingere sui cambi di gioco. Rakitic e Busquets formeranno all’occorrenza il doble pivote davanti alla difesa. 



DEBUTTO CON ASSISTLa posizione di Deulofeu anticipava quella del debuttante Dembélé, il quale, come avevamo predetto in un articolo di questa rubrica il 9 giugno scorso, entrato in campo al 68’ sul 3-0, si è andato a sistemare proprio sulla destra, quando in molti se lo aspettavano a sinistra, direttamente al posto di Neymar.  L’ultimo arrivato scala, ma stavolta a destra, è ovvio. Toccherà allora a Iniesta, non più a Rakitic, scivolare forte sul lato debole in caso di giro palla. Un piccolo inconveniente, dato che Iniesta è meno affidabile di Rakitic in copertura. Tuttavia la Juve, almeno a terzini, è più bloccata su quella piuttosto che sull’altra fascia, dove invece viaggia Alex Sandro. Il brasiliano quindi troverà del fisso, contrariamente all’anno scorso. D’altro canto, una situazione simile potrebbe anche avvantaggiare giocatori come Bernardeschi o Douglas Costa, insomma chi dei due giocherà esterno destro.   



LA NUOVA INTESA, IL NUOVO ASSE – Una cosa è certa, il Barcellona con Dembélé sposta fortemente la manovra a destra, creando un nuovo asse d’intesa tra Messi e il francese nella zona tanto cara alla Pulce. Si pesteranno i piedi? Più facile che si scambino continuamente di ruolo, ingenerando confusione negli avverarsi. Qui Messi imposta da esterno e chiede una triangolazione a Dembélé per sfruttare in velocità il due contro uno. Vittima prescelta: il terzino sinistro dell’Espanyol.



Sotto, invece, Messi si abbassa a centrocampo a manovrare, per garantire ai suoi facilità di palleggio. Nel frattempo viene innescato Dembélé con un passaggio fra le linee. Dimenticarsi poi delle doti tecniche e di corsa del terzino destro Semedo, altro nuovo acquisto del Barça, sarebbe un grosso errore.  Capite ora perché Alex Sandro starà per forza di cose abbottonato. Molto abbottonato. La fascia destra del Barcellona va ai tremila.



Infine l’attacco della profondità, improvviso, di Dembélé. E’ questo che frega del francese: oltre a saper venir incontro per rifinire, perfora le linee difensive con grande tempismo e intelligenza. Una caratteristica che permetterà ancor di più a Messi di affrontare le difese allungate partendo da lontano, o di arrivare all’ultimo a rimorchio. Sotto, lo scatto di Dembélé tra terzino e centrale, un attimo prima di assistere Suarez nell’azione del quinto gol. Il modo migliore di riempire il vuoto lasciato da Neymar è quello di non riempirlo affatto; questa sembra essere la chiave di Valverde.