Storie e confronti da derby. A qualsiasi latitudine, da Buenos Aires a Madrid, da Milano a Genova, da Roma a Torino dentro novanta minuti giocati all'arma bianca i derby racchiudono sfide e contrapposizioni tecniche spettacolari e letterarie. 

Juventus-Torino è la sfida tra centravanti. I finalizzatori che pur nello stesso ruolo interpretano con classe entrambi, con potenza e forza, con determinazione e voglia di vincere questa partita in modo diverso. Calcolatori, ragionatori, attenti al dettaglio i centravanti di casa Juventus. Impetuosi, irruenti, acrobatici, figli del tremendismo del cuore Toro. Sembrano scene da duello western. Da "pistoleros" temprati dalla vita. Da schermidori medievali. Una sfida fatta di storie, come dicevamo all'inizio, vissute in modo romanzesco tra i colpi di testa di John Charles, e i voli acrobatici di Pulici, tra la fredda precisione dei tiri di biliardo alla Bettega e il cuore generoso del bomber Graziani, in arte Ciccio. E ancora, nella voglia di mollare mai di Vialli e Rizzitelli, centravanti di tocco e grinta. 

Ieri erano storie, oggi sono confronti. Il derby porta con sè una partita nella partita. Quella tra Higuain e Belotti. Una sfida tecnica tra due centravanti forti, ma diversi nel modo di giocare. Potente l'argentino, acrobatico l'italiano. Millimetrico e preciso nel tiro Gonzalo, rapinatore d'area capace di spostare con forza d'urto gli avversari Andrea. Entrambi hanno il passo forte di quelli che anche partendo da fuori area sanno che arriveranno in porta a fare gol. Entrambi sanno segnare in più modi, dal tocco ravvicinato al gol fuori area, dal tiro di potenza al tocco centrale dopo aver seguito l’azione che arriva dalle fasce. 

Oggi che arriva l'ennesimo grande ed emozionate Juventus-Torino la sfida sembra pari. E invece, in questo momento, è più forte Belotti. Sì, potrà sembrare un'eresia perché Higuain è Higuain, ma Belotti oggi ha qualcosa in più con cui può decidere il derby. Tanto per cominciare è tranquillo, mentre Higuain è nervoso. Un nervosismo che trova le sue radici nel carattere e nell'interpretazione delle partite dell'argentino, ma anche nel rapporto sghembo con Allegri. E tra calma e nervosismo si sa che è migliore usare il primo sentimento in una battaglia o in un corpo a corpo tecnico. 

Il secondo è come i due arrivano al tiro. C'è una squadra che ce lo descrive perfettamente, il Sassuolo. Contro il Sassuolo Belotti ha sfoderato una rovesciata laterale figlia della consapevolezza mentre Higuain, poche settimane dopo, su un tiro di contro balzo servitogli da Cuadrado ha corso sbilenco calciando alto. Ecco che sta mancando all'argentino quello che è stato sempre uno dei suoi pezzi forti: la precisione. Il colpo da biliardo che va in buca perché visto prima. Belotti oggi questa precisione ce l'ha forte e sicura. E la precisione che è il braccio forte della consapevolezza nel calcio conta per fare gol. 

Terzo il rapporto tecnico con la squadra. Higuain è sembrato, in queste prime partite, un corpo estraneo alla squadra. Alcune volte sostituito si è arrabbiato e in altre immalinconito dall'assenza di gol nelle due partite finora più importanti. Quella con la Lazio in super coppa e con il Barcellona in Champions. In generale non ha dato il segno del grande giocatore mancando, per ora, la reazione. La reazione è importante perché cambia l'andamento delle cose e definisce tra la folla, il campione. 
Se per l'argentino c'è anche un problema di dialogo tecnico con i compagni, per Belotti invece lo sviluppo dell'azione è limpido e lineare grazie all'aiuto che tutta la squadra gli offre. Il piccolo vantaggio di 3 gol a 2 per l'italiano nella classifica marcatori non è un segno di poco conto, o un dettaglio marginale. 

I diversi destini in nazionale, il carattere dentro la gara, l'idea del gol come piacere per l'uno e tormento da cui uscire per l'altro sono le altre differenze che fanno un Belotti più forte di Higuain. Juventus-Torino è la partita ideale per storie e confronti. Il western perfetto per dire chi è il più forte adesso.