(ENGLISH VERSION)

Dopo Lione, la Juventus si interroga su Dani Alves. Che giocatore è arrivato a Torino dal Barcellona? Un elemento esperto in grado di dare personalità soprattutto in chiave europea? Oppure, diciamolo senza mezzi termini, un grande giocatore giunto quasi al capolinea? La sensazione che resta dopo il match del Parc OL non è positiva, ma non estremizziamo.

LA PARTITA DI DANI - Il brasiliano ieri ha iniziato con spirito positivo, giocando numerosi palloni sulla destra, pur con qualche imprecisione nel passaggio finale (anche a causa, va detto, della scarsa mobilità delle punte e dei pochi inserimenti dei centrocampisti). Alla distanza però l'ex Barcellona è calato in modo vistoso, commettendo anche un gravissimo errore nell'occasione che ha portato al tiro di Fekir, parato magistralmente da Buffon. Infine, stremato, Alves è stato sostituito da Benatia all'83', ricevendo un caloroso abbracccio da Allegri, a testimonianza dell'unità di intenti e dello spirito di squadra della Juventus.

COSA CI SI ASPETTA DA LUI - Restano, al di là delle sensazioni sul momento del classe 1983, un paio di considerazioni. La prima, di ordine tattico: dopo aver giocato per una vita a quattro, non deve essere facile adattarsi al 3-5-2, a 33 anni, con una fascia intera da coprire. La seconda, legata ai compagni di squadra: una cosa è giocare sulla fascia avendo Iniesta e Xavi al centro del campo, un'altra è farlo con Lemina come punto di appoggio in mediana. Le novità a cui deve adattarsi Dani sono tante, la Juve da lui si aspetta che lo faccia e che dia quel contributo supplementare per il quale è stato preso: un valore aggiunto chiamato esperienza e carisma, indispensabile per fare strada in Champions League. Senza commettere ingenuità come quella che, ieri, poteva costare molto cara ai bianconeri.