Non so se il Barcellona sia in via di lenta, ma ineludibile estinzioneTuttavia so che una Juve così (3-0 all’avversario), può rivincere al Camp Nou, sbancare la semifinale e arrivare fino a Cardiff.

Con Dybala (suoi i primi due gol), hanno vinto la fase difensiva (due linee di quattro o cinque uomini compatti e attenti), una squadra finalmente collettivo, il suo allenatore e le sue scelte. Gli italianisti, sempre prudenti e perdenti, avevano suggerito ad Allegri di annacquare il suo 4-2-3-1 a cinque stelle (Dybala, Higuain, Mandzukic, Cuadrado, Pjanic) con un sistema di gioco più prudente e conservativo, magari inserendo la mediocità cursoria di uno Sturaro. Al contrario, il tecnico ha finito per accentuare la versione più offensiva del modulo, schierando sugli esterni di difesa Dani Alves, a destra, e Alex Sandro, a sinistra.

La Juve ci ha messo appena 7 minuti ad andare in vantaggio, ma già al 2’ si era capito a quale partita avremmo assistito. Higuain, di testa, ha colpito troppo centrale una punizione cross di Pjanic. Un mezzo gol mancato, a conferma che, a segnare in Champions, Higuain fa ancora fatica. 

Per fortuna non ha fatto fatica Dybala. L’1-0, venti secondi prima del 7’, è stato un capolavoro. Cuadrado l’ha servito in area piccola e l’argentino, girandosi su se stesso, ha colpito di sinistro mettendo all’angolo lungo di Ter Stegen. 
C’è il rischio, in una partita importante, di segnare troppo presto perché non sempre è chiaro se convenga gestire il vantaggio o cercare subito il raddoppio.

La Juve ha rifiatato dieci minuti, ha rischiato il pareggio (20’, straordinario Buffon sul diagonale ravvicinato di Iniesta, messo in moto da un assit strabiliante di Messi), poi, sull’azione successiva (21’), è tornata a colpire. Il merito, oltre che di Dybala (tiro al volo radente erba sul palo solo teoricamente coperto da Ter Stegen), è stato di Mandzukic che, nei trenta metri di galoppata a sinistra, ha trasformato l’azione da difensiva in offensiva prima di servire il compagno appostato appena dentro l’area.

Forse è stato nei momenti immediatamente successivi al 2-0 che la Juve, consciamente o no, ha lasciato campo al Barcellona, attestandosi massicciamente dietro la linea della palla. Sia stata una scelta o una necessità (la forza del palleggio dei catalani), la Juve non ha rischiato che in un paio di volte e in circostanze fortuite.

Prima Khedira ha perso palla (regolarmente) da Messi al limite dell’area (ma Suarez, che ha restituito palla alla pulce, era in fuorigioco). Poi Mathieu ha messo in mezzo un cross a mezza altezza, deviato da Suarez e messo in angolo da Chiellini.

Nella ripresa, Luis Enrique ha tolto Mathieu, inserendo Andre Gomes davanti alla difesa e  arretrando Mascherano nella linea a quattro. Il Barcellona ha continuato come aveva finito, cioé cercando di fare la partita tenendo palla. E in sette minuti ha avuto più occasioni che in un tempo intero. Prima con Messi (fuori), poi con Suarez (uscita bassa di Buffon), infine con Iniesta (alto). 

Ma quando la Juve ha rimesso fuori la testa - si trattasse di ripartenza o di azione manovrata - ha fatto male. Higuain ha impegnato due volte Ter Stegen nel giro di un minuto (53’) e nella seconda occasione ha spropositato la conclusione (addosso al portiere), dopo un cattivo controllo da posizione solitaria (mancato fuorigioco).
Da questa situazione sono scaturiti due calci d’angoli consecutivi. Sul secondo, da sinistra, e battuto da Pjanic, Chiellini ha inscenato un corpo a corpo vincente su Mascherano (disastroso nella marcatura) colpendo di testa sul palo più lontano.

A quel punto, più che la difesa del risultato, abbiamo assistito al suo congelamento. Messi (67’) ha servito Suarez ad un passo da Buffon (ancora fuori), poi solo possesso palla molto sterile da parte dei blaugrana, mentre la Juve inseriiva Lemina per Cuadrado e passava al 4-3-3 con Rincon al posto di Dybala. 

Poteva la Juve ripetere nel punteggio il 4-0 del Paris Saint Germain? Forse sì, se Dani Alves (comunque uno dei migliori) non avesse sprecato un assist di Higuain proprio sul filo di lana. 

L’importante, comunque, è far tesoro degli errori dei francesi e non lasciare spiraglio alcuno alla possibile rimonta del Barcellona. Le differenze sono due. Primo. La Juve sa che al Camp Nou deve cercare un altro gol. Secondo. La difesa migliore d’Europa farà tesoro degli errori altrui.