La Juve non cambia linea: Andrea Agnelli resterà al timone del club bianconero, decisivo il sostegno di John Elkann. Che non ha mai scaricato suo cugino, né pubblicamente e nemmeno, a quanto si dice, privatamente. 

TELEFONATA - Come si legge su La Repubblica, i due si sono sentiti al telefono anche ieri, non si sono raccontati cose nuove e quindi continua a far fede la dichiarazione che Elkann dettò sei mesi fa, dopo il deferimento della Juve e dei suoi dirigenti: "Desidero ribadire la mia totale fiducia nell'operato di mio cugino Andrea, che ha guidato la società e il suo gruppo dirigente fino ad oggi e che continuerà a farlo anche in futuro". È raro che Elkann si esponga con questa nettezza, e mai gli scappano le parole: quella frase, nelle sue intenzioni, aveva il peso di una pietra tombale sulla vicenda. La Juve resta nelle mani di Andrea, punto. Qualche giorno più tardi, per ribadire il concetto, aggiunse, questa volta a voce: "Sono assolutamente allineato con mio cugino". 

EX - Moggi e Giraudo, ai tempi di Calciopoli, li liquidò invece in quattro e quattr'otto: le differenze sono evidenti. Eppure le voci corrono. Eppure si è molto ricamato sui rapporti freddi tra parenti stretti. Eppure si disse che John visse con disappunto la separazione di Andrea dalla moglie Emma a causa della relazione con Deniz Akalin, ex moglie del suo ex migliore amico ed ex dirigente Francesco Calvo, finito anche lui nel tormento di questo processo: ad Elkann la vicenda non piacque perché aveva messo in conflitto due dirigenti apicali di una società quotata in borsa, per cui Agnelli incassò il cazziatone e dovette rabberciare. Oggi tutti i pezzi sono andati al loro posto: Andrea e Deniz hanno avuto una bambina, Francesco è felicemente accasato a Barcellona, Emma si è defilata. 

NIENTE DIMISSIONI - La vicenda che ha avvicinato le parole Juventus e 'ndragheta non ha invece provocato scollamenti. Agnelli è tranquillo, anche perché si aspettava richieste pesantissime da Pecoraro, con il quale ha sempre avuto un dialogo piuttosto sordo e a proposito del quale non ha mai mancato di far notare certe incongruenze nelle dichiarazioni del procuratore alla commissione parlamentare antimafia, davanti al quale anche lui dovette presentarsi. Anche per questo non gli è mai passata per la testa l'idea di dare le dimissioni, né suo cugino gliele chiederebbe in caso di squalifica. Andrea è convinto che, all'atto pratico, un'inibizione non gli impedirebbe di gestire il club come ha sempre fatto. Di fatto, gli verrebbe solamente impedito di partecipare alle assemblea di Lega e magari, visto l'ambientino che c'è in quelle riunioni, potrebbe anche non dispiacergli. Potrebbe semmai essere in pericolo il seggio nell'esecutivo Uefa (però la Juve è convinta di no, perché Agnelli non lo occupa in quanto tesserato juventino bensì come delegato dell'Eca), ma è un problema che casomai si porrà dopo la sentenza. Ci sarebbe la figuraccia a livello d'immagine, ma il mondo del calcio ha uno stomaco che digerisce anche le pietre: gli ultrà della purezza etica sono una minoranza commercialmente trascurabile. E quindi, qualunque cosa accadrà, Agnelli tirerà dritto, ed Elkann gli permetterà di farlo. Valgono, anche a questo proposito, le parole che Andrea pronunciò sei mesi fa, commentando il deferimento. "Alcuni di voi si sono esercitati in ipotesi riguardanti il cambio del management della Juventus. Mi dispiace deludervi, ma questo gruppo dirigente, formato dal sottoscritto, dal vicepresidente Nedved, dall'amministratore delegato Marotta e dal direttore sportivo Paratici, ha intenzione di continuare a far crescere la Juventus ancora per parecchio tempo".