Mediocre per tutti i 90 minuti, la Juve ha avuto un lampo a dodici dalla fine. A Lisbona stava stoltamente sbattendo contro il muro eretto con generosità dallo Sporting, quando Cuadrado ha visto Higuain dettargli il passaggio oltre la linea di difesa. Il tocco per una volta è stato preciso e l'argentino ha depositato in rete con il colpo sotto sull'uscita di Rui Patricio. 

Così la Juve, che fino allo scadere non ha nemmeno provato a fare altro, si è salvata da una sconfitta grave e ingiustificata. La qualificazione agli ottavi di Champions League è ancora possibile (più tre sullo Sporting, meno tre dal Barcellona, prossimo avversario allo Stadium il 27 novembre, che ha pareggiato in casa dell'Olympiacos), ma la missione è fallita. Allegri voleva la vittoria per il passaggio aritmetico del turno (tra l'altro i bianconeri sarebbero andati a meno 1 dal Barcellona) e la vittoria non è venuta. 

L'allenatore e i calciatori juventini sembrano non avere capito ancora che una cosa è il calcio domestico e un'altra cosa - del tutto differente - quello internazionale, in particolare nella Champions League. 
Non basta - come accade in Italia - schierare la miglior formazione per singoli individui (con l'eccezione di De Sciglio, la grande trovata di mercato di Allegri e Marotta)
per pensare di battere un avversario che è sì inferiore (a maggior ragione senza quattro titolari), ma pressa e attacca con continuità e furore. Serve coralità, attenzione, precisione nei passaggi, intensità di gioco e movimenti senza palla. Tutto quello che alla Juve è mancato e allo Sporting no. 

Oggi la latitanza delle idee e la prevedibilità nella costruzione (palla a Pjanic sempre aggredito o palla a Cuadrado che parte in dribbling e la perde) sono i due fattori che costringono la squadra al piccolo cabotaggio. Se poi, come contro lo Sporting, i singoli sono vuoti o imbolsiti, allora la faccenda si fa seria. 

Male in tanti. Ma Mandzukic (che gioca anche quando fa sincera pena) e Alex Sandro di più. Male Dybala, male Khedira, male Chiellini e, fino al gol, male anche Higuain. 
Cosa vuol dire male? Male vuol dire molli, male significa ritmo basso e palloni persi, male come i tanti passaggi sbagliati. Il tutto a un ritmo dopolavoristico, più attenti alla giocata futile che a quella utile. 

Partita quasi sicuramente preparata male, certamente giocata peggio di come ci si sarebbe potuto aspettare nel peggiore degli svolgimenti. La Juve è andata sotto al 20' per un'azione da destra - la sinistra per chi difende, dove avrebbero dovuto vigilare Alex Sandro e Mandzukic - portata avanti da Gelson Martins che, prima di battere a rete, ha dribblato anche Chiellini, immoto. Sulla conclusione Buffon ha respinto basso e centrale per il rigore in movimento di Bruno Cesar. 

Dopo una replica timida di Khedira (22': colpo di testa su cross di Cuadrado), la Juve ha ripreso a giocar palla ruminando un calcio lento e zeppo di imprecisioni. 
Non solo sarebbe stato impossibile fare gol, ma anche solo creare i presupposti per occasioni o situazioni pericolose. Zero assoluto e la sensazione che la serata fosse completamente sbagliata. 

Nella ripresa, pur aggredendo di più e meglio, la Juve ha lasciato tre contropiede che solo per un recupero di Barzagli (47' su Gelson Martins) e per l'imprecisione di Acuna (contropiede 5 contro 4) o di Bruno Cesar (59', tiro fuori) non si sono concretizzati nel gol del raddoppio. Al quale, comunque, è andato vicinissimo anche Dost (61', mancata deviazioone su cross di Bruno Fernandes, ex Samp, uno dei migliori). 

La Juve, che ha tenuto più la palla tra i piedi senza mai trovare la verticalizzazione o la superiorità numerica, avrebbe potuto pareggiare al 68', quando Mandzukic ha rimesso in mezzo per Dybala che ha colpito di testa a beneficio di Higuain. Il Pipita ha colpito di testa nell'area del portiere, ma Rui Patricio ha parato. Dieci minuti dopo è arrivato l’'1-1 (Higuain), poi la Juve si è fermata. 

Stucchevole, come era avvenuto a Udine, la sostituzione di Dybala con Bernardeschi. Lì l'argentino si era lasciato andare a qualche parola di troppo verso Allegri. Qui se ne è andato lemme lemme (quando invece bisognava accelerare) e, una volta in panchina, ha lanciato all'aria i parastinchi. Cosa si aspetta per punirlo, con un po' di panchina o un po' di sgabello, come avvenne con Bonucci?