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    Juventus, stiamo uniti

     

    Perché la Juventus, con la sua crisi infinita, va ben al di là di qualsiasi capacità di analisi critica. Gli allenatori sono stati cambiati, la dirigenza è stata cambiata, molti giocatori sono stati cambiati. Non abbiamo ancora elaborato la partenza di Amauri con la sua polemica dichiarazione di addio... ("ma siete proprio sicuri che il problema fossi io?"), e siamo qui a cercare di trovare un perché alla sesta sconfitta in undici partite, a una stagione che precipita la Juventus a sette punti dal quarto posto, fuori anche da un'Europa League che non può più neppure permettersi il lusso di raggiungere via Coppa Italia, visto che è stata cacciata anche da lì.

    La disperata ricerca di un colpevole in un'isterica caccia alla strega, porterà ad altre scelte drastiche: non escludo che Delneri possa saltare. Anche perché il modo in cui la squadra ha giocato contro il Bologna e il Lecce fa davvero pensare alle stesse modalità, agli stessi segnali, visti con la Roma in alcune delle ultime partite della gestione Ranieri.

    Per altro Mi sembra che i tifosi abbiano individuato proprio in Delneri l'ennesimo colpevole da mettere alla porta: io, invece, credo che si stiano ripetendo gli stessi errori visti negli ultimi anni, con Ferrara e Zaccheroni, che con tutto il rispetto è riuscito a far giocare squadre ben più scarse della Juve di oggi, e ancora prima con Deschamps e Ranieri.

    La fretta... la dannata fretta di riprendersi quello che si ritiene proprio. Parlandosi ancora più chiaro, e non torno sui soliti temi di Calciopoli (c'è stata o non c'è stata e la colpa di chi è o da che parte sta), dico che il 2006 è lontano. E che nel calcio italiano di realtà interessanti, che sono riuscite a creare qualcosa di importante, ne sono nate diverse con mezzi e investimenti decisamente inferiori a quelli messi sul tavolo dalla Juve e in molto meno tempo. Ma la fretta, perfettamente testimoniata dalle appassionate arringhe di Andrea Agnelli, per motivare a una ricostruzione che si vuole immediata e clamorosa, non aiuta nessuno.

    A inizio stagione non avrei mai pensato che oggi avrei scritto una cosa del genere. Ero stato al ritiro di Pinzolo, avevo interpretato l'arrivo di Marotta e di Delneri come una ventata di novità importante, indicativa, che aveva bisogno di sforzi mirati e di tempo. Non avrei mai pensato, oggi, a una situazione del genere, così lontana dalle mie aspettative. Pensavo a una Juve da secondo-terzo posto... E quando Delneri, lo ricorderete, credo fosse ottobre, disse che la Juve non poteva lottare per il titolo, non ancora, e fu quasi costretto a rimangiarsi quello che aveva detto per evitare gli strali del ‘minculpop' bianconero, non solo dissi che non ero d'accordo. Ma pensai che Delneri stesse semplicemente giocando al piangina per chiedere un paio di innesti.

    In questi giorni ci siamo interrogati spesso sulla crisi delle squadre italiane in Europa: e la risposta, probabilmente la più banale ma anche la più vera di tutte, l'hanno data diversi utenti. Perdiamo in Europa perché gli altri sono più forti e più strutturati di noi.

    Forse la verità sulla crisi della Juve è molto simile a questa: quella dei bianconri non è una crisi, è l'espressione del valore di una squadra che più di questo non può fare.

    Può andare bene per un po', poi affrontare risultati negativi, riprendersi e rialzarsi... ma mai abbastanza.

    Non è da secondo posto, e forse nemmeno da quarto. Occorre altro tempo, altra pazienza. E forse anche la capacità di ammettere, a cominciare da Andrea Agnelli, che da questa squadra non si può pretendere di più. Si può decidere di rivoluzionare e cambiare ogni tre-quattro mesi, oppure di aspettare. E, parafrasando una voce che arriva da Bologna e che in questi giorni suonerà a tutti i tifosi della Juventus come una presa in giro, occorre stare uniti.

    Temo, purtroppo, che non andrà così.

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