Lacrime di Kakà, non di coccodrillo: quando sabato notte le telecamere delle produzioni MLS hanno inquadrato a lungo il volto del giocatore brasiliano, teso ed emozionato durante l’inno nazionale americano prima del match contro Columbus, non ci sono stati dubbi. Erano goccioloni di lacrime quelli che rigavano il volto di Kakà: che non è un giocatore freddo, anzi, è sicuramente emozionale. Ma raramente si era lasciato andare a manifestazioni così evidenti di emotività.

Kakà aveva preparato la sua ultima partita a Orlando e in MLS con cura: sapeva che quella contro Columbus sarebbe stata la sua curtain call, aveva già anticipato che avrebbe lasciato il club libero di fare altre scelte fin dalla sua trasferta di Philadelphia. Aveva concesso una lunga conferenza stampa e diverse interviste one-to-one alle principali testate sportive americane, raccontando molto di sé, della sua esperienza in MLS e di quello che potrebbe essere il suo futuro. A chi gli ha chiesto se Orlando aveva provato a convincerlo a restare ancora ha risposto: “Sì, sono stati deliziosi ma non era una questione di soldi e nemmeno di volontà”. Kakà è stato tranchant come mai in passato: “La verità è che non provo più alcun piacere a giocare perché soffro troppo, il mio corpo dà segnali inequivocabili dopo ogni partita. Mal di schiena, mal di gambe, dolori a tratti lancinanti. Anche se mi avessero pagato di più, i dolori non sarebbero scomparsi, e comunque non sono venuto in MLS per i soldi. In medio oriente avrei guadagnato di più”.

Kakà è stato un perdente di enorme successo: Orlando con lui non ha mai raggiunto la post-season; Pirlo c’è riuscito due volte, Giovinco addirittura tre. Però il brasiliano ha giocato con una certa continuità (74 partite) è riuscito a segnare (24 gol in campionato e uno in coppa) e far segnare (22 gli assist), ha valorizzato un ragazzo come Cyle Larin, arrivato come prima scelta del draft del 2015, un’autentica scommessa stravinta da Orlando. La maglia di Kakà ha venduto oltre 60mila versioni replica (quelle più care) e circa 100mila maglie economiche, il 30% delle maglie vendute sono state spedite fuori dalla Florida. Sono un sacco di soldi per lui e per Orlando. In Florida il volto di Kakà è ovunque: ha fatto pubblicità a merendine, soft drink ma soprattutto al parco della Disney dove l’immagine sua e dei suoi figli tra le attrazioni ha contribuito a una campagna pubblicitaria che ha aumentato le presenze dell’8%.

Voglio essere ancora più chiaro: Kakà poteva tranquillamente restare a Orlando facendo finta di essere ancora un giocatore di calcio e giocando una partita ogni tre, calciare un paio di punizioni e qualche rigore. Avrebbe guadagnato uno sproposito facendo una vita da sultano in uno dei posti più belli del mondo. Con molta correttezza ha detto: “No, grazie. Sono un giocatore di calcio, e non riesco più a giocare a calcio, sto così male dopo ogni partita che non mi piace nemmeno più giocare a calcio”.

Orlando ha risposto a quelle lacrime, che sono anche di frustrazione e di delusione per non aver portato i porpora almeno al di là della postseason, con un lungo applauso e un coro incessante: “Grazie, grazie lo stesso…”, un lungo mantra che l’Orlando City Stadium ha tributato a Kakà al momento del suo giro d’onore. Un giocatore che non ha saputo vincere dove tutti pensavano che avrebbe giocato da solo; un atleta che ha deciso di chiudere quando avrebbe potuto prolungare senza difficoltà; un professionista che si fa da parte quando nessuno gli aveva chiesto di togliersi dall’incrocio. Quanti paradossi in questa storia.

Onestamente non so cosa farà Kakà: c’è chi sostiene che il São Paulo è pronto a garantirgli molti soldi per chiudere la carriera dove l’ha cominciata. Altri garantiscono che lui vorrebbe tornare a Milano e che i cinesi sarebbero pronti a fare follie soprattutto per impegnarlo in campagne pubblicitarie in Cina. Ancora un anno, un anno soltanto per fare un po’ da giocatore e un po’ da testimonial, magari conseguendo nel frattempo la patente da allenatore. La risposta di Kakà circa il suo futuro è stata netta, senza indecisioni: “Scusate… per molti sembrerà una frase eccessiva ma al momento sto elaborando un lutto. Lasciare Orlando e la MLS con la consapevolezza di non aver portato questa squadra ai playoff per me è un lutto”.

Un lutto che ha provocato lacrime, le sue. Dal pubblico solo applausi scroscianti, altrettanto commoventi. La MLS a Kakà deve davvero moltissimo.