Il calciomercato di gennaio è uno scrigno che custodisce per tutte le squadre - sempre e comunque - la speranza di migliorarsi. Non sempre succede. Ora che si sale sulla giostra del mercato, è utile ricordare - per esempio - cosa avvenne l’anno scorso. Se andiamo a vedere nello specifico, ci accorgiamo che per le grandi della Serie A il mercato di gennaio è stato pressoché ininfluente. I colpi veri li hanno piazzati altri club, di fascia media. 

Il Napoli l’anno scorso aveva - esattamente come quest’anno - il problema del centravanti. Pensò di risolverlo comprando Pavoletti dal Genoa. Operazione - in teoria - giusta e necessaria. 16 milioni più 2 di bonus, contratto fino al 2021 per quello che avrebbe dovuto essere il vice-Milik. Ma Pavoletti non giocò (quasi) mai: 289 minuti, 0 gol. A Sarri - semplicemente - non serviva. Aveva già trovato in casa - vedi Mertens - altre soluzioni. Destino simile per Leandrinho, strappato a Real e City. Sta maturando, certo, ma chi l’ha visto? 

La Juve scavallò gennaio rimanendo praticamente la stessa. Un solo acquisto: Rincon. Utile? Anche no. Nove milioni spesi senza un ritorno concreto. Più mirate le operazioni che i bianconeri fecero con Caldara (15 milioni all’Atalanta, dove è rimasto) e Orsolini (6 milioni). 

L’Inter di Pioli - che si liberò di Jovetic, Felipe Melo e Ranocchia - si assicurò Gagliardini (20 milioni più 2 di bonus), operazione corretta in prospettiva ma non fondamentale in quel momento, e l’australiano Sainsbury, sulla cui utilità è meglio sorvolare: fu uno scambio «in famiglia». 

Il Milan, ancora immerso nel passaggio di proprietà a Li Yonghong e reduce dalla vittoria in Supercoppa a Doha contro la Juventus, azzeccò il prestito di Deulofeu, ma non quello di Ocampos

La Lazio rimase praticamente immobile e chiuse una sola operazione minore, il ritorno di Crecco dal prestito di Avellino. 

La Roma ovviò alle due partenze di Iago Falque (definitivo) e Iturbe (in prestito) al Torino, con l’arrivo - molto strombazzato - del centrocampista Grenier dal Lione. Sei sparute presenze per il francese, fino al ritorno in patria. 

A conti fatti i migliori acquisti di gennaio 2016 li fece l’Atalanta, prendendo Hateboer (utile e con margine di miglioramento) e riportando in Italia il talento di Cristante (prima in prestito, poi riscattato in estate per 4 milioni); mentre era lecito aspettarsi di più dai due acquisti della Fiorentina: se Sportiello tutto sommato non sta demeritando, è invece Saponara ad avere - inspiegabilmente - bloccato la sua crescita. 

Anche in zona salvezza, i cosiddetti rinforzi non si dimostrarono tali: il Pescara comprò sette giocatori rivoluzionando la squadra, ma finì in B lo stesso

In conclusione: a gennaio di rado una squadra fa del mercato il piedistallo per il salto di qualità. Migliorarsi è una chimera, non peggiorarsi è già un buon risultato.