Mai così vicini all’apocalisse. L’Italia non meritava di perdere a Stoccolma (gol svedese su autorete di De Rossi e palo di Darmian), ma neanche di vincere perché ha fatto poco e male, gli attaccanti non hanno inciso, i centrocampisti hanno solo portato palla.

Senza la carambola nata da una rimessa in gioco (il tiro è stato di Johansson al 60’) sarebbe finita 0-0, risultato pericoloso, ma non pessimo come l’1-0 da cui ripartiremo, lunedì sera, a San Siro per recuperare una qualificazione mondiale che lentamente ci sta sfuggendo dalle mani.

Vista e soppesata la Svezia, non credo che l’Italia possa subire un altro gol, questa volta in casa. Ma farne due sarà un’impresa perché Immobile, Belotti e anche Eder, subentrato al torinista, sono sembrati statici e prevedibili, sempre in ritardo rispetto al proprio marcatore e mai complementari tra loro (e questo lo sapevamo). Un vantaggio, però, ce l’abbiamo: potremmo giocare davanti a 65 mila tifosi italiani gli eventuali tempi supplementari.

Nel ritorno a San Siro non ci sarà Verratti, ma sono sicuro che questo non sia uno svantaggio. Il ragazzo è sopravvalutato e anche parecchio montato da dichiarazioni tipo quella di Ibra (“è un giocatore decisivo proprio come me”) che non hanno altro effetto di gonfiarne l’ego già ipertrofico. Verratti non ha mai esordito nel campionato italiano, avendo preferito i soldi dei francesi del Paris Saint Germain, è senza successi in campo europeo e in Nazionale è sempre stato o modesto o dimesso.In questo momento, ma forse anche in assoluto, meglio Jorginho, che Ventura quasi sicuramente sarà costretto a mettere in campo a Milano.

Verratti, comunque, non è stato l’unico a far male. Peggio - secondo me - è stato Bonucci che, soprattutto nel secondo tempo, ha insistito con lanci lunghi, tutti catturati dai difensori svedesi. Male anche De Rossi (e l’autorere, ovviamente, non c’entra nulla) perché ha giocato solo palloni laterali senza assumersi la responsabilità della costruzione.

Chi mi legge sa cosa penso - e non da oggi - di Gian Piero Ventura. Da mesi, però, sento, vedo e leggo che molti (senza darmi il merito di essermi smarcato per primo) hanno assunto posizioni critiche nei confronti del c.t. Praticamente impossibile non lamentarsi di lui e delle scelte di gioco dopo il pareggio interno con la Macedonia e le stentate vittorie con Israele e Albania. La sua Italia non è mai esistita. Come non è mai esistito il Ventura maestro di calcio. Era ed è l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Non a caso stiamo rischiando l’eliminazione dalla Coppa del mondo a 60 anni di distanza dall’unica esclusione patita nelle qualificazioni. Per questo - non certo per altro - Ventura è candidato a passare alla storia più fosca del nostro calcio.

Non voglio dire che con la Svezia abbiamo perso per colpa del sistema di gioco (3-5-2) perché non è vero, non è giusto e non è serio. Tuttavia con il 4-3-3 avremmo potuto fin dal primo minuto puntare su Insigne, cioé su un attaccante esterno in grado di saltare l’uomo o di procurarsi preziosissimi falli. Quando è entrato, a meno di un quarto d’ora dalla fine, al posto di Verratti, ha vagato per il campo senza riferimenti anche perché dalla panchina, solo preoccupata di passare al 4-2-4, non ne potevano venire. Contro la Svezia, il nodo non è stata la disposizione, ma il pressing che la Svezia ha fatto sempre (addirittura furioso nei primi dieci minuti di partita) e che l’Italia non ha praticato mai, lasciando agli avversari tutto il tempo per il palleggio e, soprattutto, per i lanci lunghi. Sulla palla respinta (le cosiddette seconde palle), i calciatori svedesi attaccavano, mentre gli azzurri si facevano sorprendere dietro le spalle.

L’Italia, poi, non è stata mai veloce nel ripartire, nel fraseggiare e nel muovere la palla. Le poche cose buone le ha fatte Darmian da sinistra (anche un cross che Belotti ha spedito, di testa, fuori di poco), con cambi di gioco verso il fronte opposto. Al contrario, nel secondo tempo, l’Italia ha giocato di più sulla destra, con Candreva che agiva più alto e provava l’uno contro uno. Pochi, però, i cross bassi o a mezza altezza. Troppo lenti - quindi leggibili - quelli a misura d’uomo.

Per recriminare ci è rimasto il palo di Darmian. L’1-1 sarebbe stato un risultato utile e prezioso. Così, invece, lunedì ci toccherà attaccare a testa bassa senza perdere misure ed equilibrio. Con la testa fredda ragionerei sui 120 minuti e sull’importanza di fare un gol senza prenderne. E’ palusibile che l’obiettivo minimo contribuisca a sviluppare una partita meno tesa e che un arbitro diverso da Cakir (pilatesco) non permetta alla Svezia di giocare sporco. Tra poche ore sapremo. Ma l’inquietudine, per ora, supera l’amarezza.