L’Under 21 azzurra questa volta parte bene. Batte la Danimarca (2-0), affianca la Germania (stesso risultato alla Repubblica Ceca) in testa al girone, guarda con serenità all’immediato futuro (mercoledì proprio contro Schick e compagni), conferma che arrivare nelle quattro semifinaliste (la prima di ogni gruppo e la migliore seconda) è più che mai possibile.
Certo, è necessario giocar meglio rispetto al primo tempo (un unico tiro in porta di Benassi, deviato dal portiere danese) e bisogna non trascurare le risorse in panchina (Chiesa ha cambiato la partita). Però, contro un avversario chiuso e spigoloso, poteva andare peggio. Magari se ci si fosse accontentati (e non è accaduto), magari se il gol che ha aperto il confronto (Pellegrini al 54’) fosse arrivato troppo tardi. 

Invece l’Italia si è dimostrata paziente e matura, propositiva e letale. Fino a sei minuti dalla fine ho pensato che potesse avere qualche problema nel segnare. Poi Petagna ha scagliato un diagonale (deviato) di mezzo metro (grande il movimento per liberarsi) e, dal successivo calcio d’angolo, ha girato in rete un assist di Chiesa. Nel primo tempo molta lentezza e imprecisione per i tre davanti. Berardi ha corso molto, soprattutto per portare il pressing, ma non è stato mai pericoloso. Nullo, addirittura, Bernardeschi cui non è giovato - al contrario che nella ripresa - lo spostamento da sinistra a destra. Quanto a Petagna veniva servito spalle alla porta o cercava improbabili fraseggi con i centrocampisti. 
 
A me non è piaciuto nemmeno Gagliardini - lento, piatto, prevedibile - meno che mai quando, nel secondo tempo e appena dopo il gol del vantaggio di Pellegrini, ha perso palla appena fuori dell’area costringendo Barreca ad un salvataggio disperato. Bene, invece, la difesa. Sia perché le iniziative della Danimarca sono state stroncate sul nascere, sia perché una coppia di centrali come Rugani e Caldara e di esterni come Conti e Barreca sono certamente affidabili.

Donnarumma ha fatto una sola parata (deviazione a mano aperta su tiro di Hjulsager nel secondo tempo), restando del tutto impassibile di fronte alla contestazione di un gruppo di tifosi (italiani?, milanisti?, polacchi moralizzatori?) che, durante il primo tempo, hanno lanciato banconote fotocopiate di dollari americani dietro la rete e dentro il campo. E’ presto per dire dove arriverà l’Italia, ma la solidità difensiva è la caratteristica più marcata. Non  bene, invece, nel pressing, parlo dell’azione collettiva. Da rivedere anche le ripartenze. Pensavo meglio da alcune individualità (l’ho detto: Gagliardini, Berardi, Bernardeschi), ma va ricordato che l’esordio è duro per tutti, anche per i calciatori con le migliori doti e la più spiccata personalità.

I gol - belli e utili - hanno fatto passare in secondo piano qualche prova sottotono. Il primo è stata una rovesciata spettacolare di Pellegrini da palla respinta in area. Il secondo, una girata, dall’area del portiere, di Petragna, su cross di Chiesa. In mezzo un altro tentativo di Chiesa (80’) con pallone respinto in angolo dal portiere all’altezza del primo palo.
Federico è una forza della natura, ha corsa, gamba, velocità esplosiva. Con lui in campo spesso l’azione è stata ribaltata, come mai era accaduto nel primo tempo. Chiesa ha preso il posto di Berardi (stremato, aveva i crampi), facendo tornare Bernardeschi a destra. Non so se sia stata la posizione (nei 10 minuti del primo tempo non aveva funzionato), non so se i danesi non riuscissero a contenerlo, fatto sta che Bernardeschi è stato più incisivo e più continuo. Se andiamo avanti, di uno come lui c’è bisogno.