Siamo tragicomici. Forse, meglio così. Disinneschiamo la tragedia con un’iniezione di grottesco. E il dramma diviene commedia dell’ arte. Dallo sconforto degli italiani davanti alla televisione, dalla generosità commovente, perché mal ripagata, dei 75 mila di San Siro, dalle lacrime di Buffon (lucide, perciò tanto più amare) si è passati ai balbettamenti di Ventura, tatticamente confuso quanto economicamente avveduto,  per giungere all’avanspettacolo della riunione nella sede della FIGC.

Lì, ognuno ha dato il meglio di sé. Ventura che ha trattato le proprie dimissioni al centesimo per 800 mila euro (ma l’esborso per la Federazione è circa il doppio) più qualche centinaia di migliaia di euro per il vice allenatore Salvatore Sullo, il preparatore Alessandro Innocenti e il collaboratore Giuseppe Zanetti. Altro comprimario, il Presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio Renzo Ulivieri, che ha ricordato come gli impegni contrattuali vadano rispettati e come gli allenatori occupino poltrone scomode. Forse anche per questo Ulivieri, che un tempo s’incatenava di fronte agli uffici federali di Via Allegri, e che faceva dei princìpi, al di là dei contratti e degli imperativi corporativi, la propria bandiera, ora è divenuto un notaio. E se possiamo capire il dovere sindacale, stentiamo a comprendere lo zelo difensivo pro presidenziale. Da incendiario che fu, come nelle migliori parabole, Ulivieri è divenuto un pompiere sollecito a spengere i fuochi intorno a Tavecchio. Non a caso, riconoscendolo come suo capo ha negato “l’autorità di Malagò”, Presidente del C.O.N.I. reo di aver chiesto le dimissioni del maggior responsabile, cioè di Tavecchio. L’eliminazione dai Mondiali del 2014 non portò forse alle immediate dimissioni dell’ allora Presidente Giancarlo Abete e del C.T. Prandelli?

Tommasi, rappresentante dell’ Associazione Calciatori, si è alzato ed è andato via per dignità. Ma è Tavecchio, il personaggio degno d’una commedia di Molière, a tenere il centro della scena in questa commedia delle parti. Ancora una volta è riuscito nel gioco che gli riesce meglio: quello delle tre carte. Nasconde sempre quella essenziale, sparando qualche fuoco d’artificio per gettare fumo negli occhi e distogliere l’attenzione da se stesso. Ora c’è Ventura da sfiduciare, usato come capro espiatorio, per altro ben pagato; poi c’è da far circolare la voce che sta per arrivare Ancelotti oppure “un altro nome di grido”, infine bisogna prendere tempo e ritessere quella tela di alleanze in cui, va riconosciuto, è maestro.

Non foss’altro per il risultato disastroso in mondovisione, per aver scelto questo C.T. per quei 2 milioni di euro necessari a pagare la beffa Ventura e soci, per essere stato sfiduciato dal Presidente del C.O.N.I. Tavecchio avrebbe dovuto presentare le dimissioni. E non solo per questo.

A conti fatti l’eliminazione dell’Italia arriva a 200 milioni di Euro. Ecco perché:

A) Un costo immediato per la F.I.G.C. di 8 milioni di euro per penali imposte dagli sponsor.
B) Perdita di1,2 milioni di euro che venivano garantiti in caso di partecipazione ai Mondiali del 2018. Non parliamo di superare il girone o arrivare ai quarti  (rispettivamente: +7 milioni e + 14 milioni). La vittoria avrebbe previsto 38 milioni.
C) I diritti televisivi che verranno assegnati in un’ asta in cui dovrebbero esserci Rai (che poi solitamente gira in parte a Sky) e Mediaset riguardano un pacchetto con le edizioni dei Mondiali  2018 e 2022.  La procedura, con Mp &Silva come advisor, prevede l’aggiudicazione “diritti completi”: in chiaro e pay. Nell’edizione precedente, fra Rai e Sky, la F.I.F.A aveva incassato 180 milioni di euro. Senza Italia, si prevede un incasso di 80 milioni (per i mondiali 2018) con una perdita secca di 100 milioni. 
D) Mancato innalzamento di circa l’ 1,5% dell’intero mercato di pubblicità aggiuntiva in televisione, radio, cartellonistica, spazi sui media, video nelle stazioni ferroviarie. Un mondiale senza l’Italia non penalizza solo le pubblicità legate alle partite della Nazionale, ma rende l’evento meno attraente per tutti gli inserzionisti con un effetto moltiplicatore al ribasso.
E) Tim, con Puma, Poste, Fiat ed Eni sono i principali sponsor della Nazionale. Il contratto con Puma (18,7  milioni di Euro annui) non prevede la rescissione in caso di non qualificazione, ma non arriveranno i 2,5/3 milioni di royalties per il merchandising. Altri sponsor sono minori, ma numerosi. Lete, Lidl, Intralot, San Carlo, Ermanno Scervino, Nutella, Frecciarossa, Fassi, Swisse, Radio Italia, Corriere dello Sport, Costa d’oro, Goleador, Magniflex, Dixan, Sixtus e Technogym, rivedranno budget e strategie.

Con buona pace di chi aveva dato dell’ incompetente a Chiellini quando parlava di ripercussioni sul Pil, mancherà  un effetto positivo sul sistema Italia. Uno studio della Goldman Sachs chiarisce che sarebbe bastato un buon piazzamento per ridurre ulteriormente lo spread tra Btp e Bund, tagliando gli interessi sul debito. Un successo finale avrebbe regalato a Piazza Affari un temporaneo + 3% rispetto alle medie europee.

Il mondiale senza Italia pesa anche sulle casse dell’Erario. Le scommesse dell’ Europeo francese fruttarono oltre un milione di euro. Fu quello il gettito delle scommesse sugli azzurri che generarono intorno ai 19 milioni di euro. In sintesi si è giunti ad una forte svalutazione del brand Italia, che pesa e peserà sui contratti Tv, sui rapporti con gli sponsor, sul merchandising e su una consistente filiera produttiva. “Vogliamo fare qualcosa di straordinario ed entrare nella storia” disse Tavecchio, presentando Ventura. Ci è riuscito.