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  • Geyser Sound: i segreti dell'Islanda

    Geyser Sound: i segreti dell'Islanda

    • Tommaso Caccia, inviato a Reykjavík
    Non chiamatela "Leicester delle nazionali": questa è la nazionale di calcio dell’Islanda, alla ricerca della definitiva consacrazione. Tutti hanno conosciuto la selezione islandese durante gli ultimi Europei, una vera e propria outsider, che è riuscita ad arrivare fino ai quarti di finale nella competizione in Francia. Ma la selezione islandese è destinata a rimanere “quella di Euro 2016 e della geyser sound” o bisognerà iniziare a considerare gli Strákarnir okkar (in islandese “i nostri ragazzi”) un avversario all'altezza contro cui giocare?
     
    FAVOLA O PROGETTO? – La risposta a questo quesito è la seconda: questa isola più vicina alla Groenlandia che all’Europa di 300.00 abitanti, 120.000 nella sola capitale Reykjavik, ha trovato nel gioco del calcio la possibile soluzione ai problemi di abuso di alcool e droga tra i più giovani, facendo di necessità virtù. E proprio il calcio è diventato ora lo sport nazionale (insieme alla palla a mano) nella terra dei ghiacci, aperto a tutti in un sistema organizzato in ogni minimo dettaglio: campi indoor, allenatori qualificati, preparazione atletica mirata e una mentalità lavoratrice.
     
    L’ORGANIZZAZIONE - La sorpresa dell’Islanda è tale per tutti, tranne che per i Vichinghi, che come si può constatare ponendo qualche domanda agli abitanti di Reykjavík, si aspettavano questa crescita esponenziale. Il progetto del calcio islandese nasce dal basso: tutti gli allenatori, a partire da coloro che allenano bambini di 5-6 anni, sono qualificati, possedendo il patentino UEFA A (che in Italia permette di allenare fino alla Lega Pro) o B. In Islanda una persona ogni 500 è un allenatore di calcio, anche grazie all’accessibilità dei corsi, aperti a chiunque voglia cimentarsi in questo, normalmente, secondo lavoro. A metà degli anni novanta il governo sfruttò la grande stabilità economica del paese costruendo numerosi campi indoor, che portano oggi al 7% il dato della popolazione che pratica il calcio.

    ESISTE SOLO LA NAZIONALE - A Reykjavík, e in tutta l’Islanda, la Nazionale è sacra, e anche la classica partita di settembre che in Italia non segue quasi nessuno, raggruppa un numero elevatissimo di persone in tutti i bar della capitale. Ad esempio, durante l’ultima partita Ucraina – Islanda, pur essendosi giocata alle 18.45 locali, è stata seguita da tutti, giovani e non, che si sono liberati in un urlo di gioia, come fosse una finale, al gol di Finnbogason.
     
    OBIETTIVO EMIGRAZIONE - Come facilmente immaginabile, il campionato islandese “Landsbankadeildin” non è tra i più avvincenti ed entusiasmanti in Europa (composto da 12 squadre): ecco perché l’obiettivo di ogni ragazzo è entrare a far parte del calcio che conta, emigrando all'estero e sognando principalmente la Premier League (che è il campionato più seguito a Reykjavík). Ed è anche l’auspicio dei numerosissimi tifosi, desiderosi di vedere i propri campioni cimentarsi e farsi conoscere in Europa: su tutti l’esempio di Gylfi Sigurdsson, giocatore più talentuoso della selezione, ritenuto all’unanimità colonna portante della Nazionale, al pari se non più di capitan Aron Gunnarsson. Ed era da generazioni che non veniva “santificato” in questo modo un unico calciatore come il classe ’89 dello Swansea: prima di lui il grande leader dell’Islanda è stato per decenni Eidur Gudjohnsen, attaccante ex Barcellona, ancora nel giro della Nazionale più a livello simbolico che di utilità. Detiene anche un record singolare, è stato l’unico calciatore a subentrare al proprio padre durante una partita: infatti il classe ’78 nell’aprile del 1996 è entrato al posto del padre Arnór, all’età di 17 anni, durante l’amichevole Islanda Estonia. Attenzione, quindi, all’Islanda: potremmo rimanere stupiti tutti da questi nuovi guerrieri vichinghi. Tutti, tranne gli Íslendingar, ovviamente.
     

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