E’ tornata la Juve, è tornato Higuain. La Juve perché vince 2-0 lo scontro diretto con il Milan e questa volta non subisce reti. L’argentino perché segna due gol bellissimi e fondamentali lasciando la squadra nei piani alti della classifica. Vincerà il Napoli, vincerà la Lazio e vincerà l’Inter, ma i 28 punti della Juve sono un capitale da cui ripartire con fiducia. In fondo è vero quel che dice Allegri: la differenza con la capolista è stata determinata dai due rigori sbagliati da Dybala (a Bergamo e in casa con la Lazio); il campionato si deciderà con gli scontri diretti. Nel frattempo è importante non perdere terreno (anche solo un pareggio a San Siro avrebbe avuto effetti disastrosi) e sperare di migliorare il gioco.

Contro il Milan un passo in avanti è stato fatto. Più nel secondo che nel primo tempo e, in generale, dopo la doppietta di Higuain (23’ del primo tempo, 18’ della ripresa). Decisivo aver arginato Suso tra Asamoah (preferito ad Alex Sandro), il raddoppio di Chiellini e i rientri (anche se non costanti) di Mandzukic. Letali le azioni che hanno liberato Higuain al tiro.

Nel primo caso, la manovra è stata avviata da Pjanic per Dybala tra le linee, con l’assist per Higuain. Nel secondo, Asamoah ha messo un pallone al limite dell’area per Dybala che ha fintato. Higuain ha fatto lo stesso e così si è creato lo spazio per una battuta imparabile.

Il MIlan non è stato né travolto, né dominato. Anzi nel primo tempo ha fatto meglio della Juve quanto ad aggressività e pressing. Avrebbe anche meritato il pari se al 45’ Buffon prima e Rugani poi non avessero deviato la conclusione di Kalinic (il portiere sulla traversa) e quella di Calhanoglu (il difensore con il corpo a porta spalancata). 

Quel gol mancato avrebbe potuto cambiare la partita. Primo, perché il MIlan avrebbe tratto entusiasmo dal pareggio, mentre la Juve ne sarebbe stata fiaccata. Secondo, perché il copione della ripresa (rossoneri alla ricerca del gol, juventini ad agire di rimessa) sarebbe stato stravolto.
 
La sensazione, però, è che il Milan non possa dare più di quanto si è visto nel derby e contro la Juve. Montella non è un allenatore da grande club (ha tardato a dare un’identità tattica), come la squadra non è all’altezza delle spese del mercato estivo. Certamente la qualità è migliore di quella dell’anno precedente (quando quel Milan battè e mise sempre in difficoltà la Juve), tuttavia manca lo scatto per fare il definitivo salto verso l’alto.

Sarà una stagione malinconicamente mediocre. L’unico approdo possibile - anche se difficile - è l’Europa League. Il club - già gravato da prestiti e debiti - dovrà cedere i pezzi migliori. So bene che cantare il De profundis ad una squadra quando non è nemmeno finito ottobre, può sembrare azzardato. Ma la classifica è impietosa almeno quanto il calendario che presto (il 18 novembre) proporrà l’aspra trasferta di Napoli.

Lo stesso Montella, dopo aver ottenuto ossigeno dai tre punti (e i quattro gol) con il Chievo, è destinato a tornare in discussione. Già individuate le possibili alternative: Gattuso, promosso dalla Primavera, o Oddo. I due soli che potrebbero accettare una soluzione a tempo in attesa di Antonio Conte. Sempre che sia disponibile ad un’annata senza Champions.

Per il Milan resta, dunque, una partita per metà buona e per metà incompleta. Dopo il secondo gol di Higuain (18’) della ripresa, il confronto non è più esistito e la Juve ha fatto possesso senza affondare più. I cambi di Montella (Locatelli per Abate, Antonelli per Biglia) sono serviti a poco, se non per stabilire Montolivo è ormai la terza scelta nelle gerarchie dell’allenatore.

L’unica nota lieta è il rientro di Bonucci con il Sassuolo. E’ possibile che le due giornate di squalifica gli abbiano fatto bene.