Era destino che il Var, cioé la tecnologia applicata al calcio, dovesse entrare in scena fin dalla prima giornata di questo campionato. Ed era destino che a sperimentarla fosse la Juve, il totem del potere, da sempre accusata di essere “scortata” dalla classe arbitrale italiana. La nemesi si consuma al 37' del primo tempo, con la Juve in vantaggio per 1-0 (gol di Mandzukic all'11'), quando in area bianconera si verifica un contatto tra Alex Sandro e Cop. A velocità normale sembra rigore (pestone del brasiliano al cagliaritano, impossibilitato a controllare la palla), però Maresca non interviene e le proteste sono quasi nulle. La palla finisce in calcio d'angolo, ma è tra quel momento e i 45 secondi seguenti che tutto cambia. L'arbitro è richiamato dall'assistente al video (Paolo Valeri), corre verso l'imbocco degli spogliatoi e, in collegamento con il collega, rianalizza l'azione. Poi, torna verso l'area, mima per la seconda volta il video, e decreta il calcio di rigore. 
   
Bello, per il portiere e per il gioco, che Buffon inviti i compagni a desistere dalle proteste. Bellissima, per lui e la Juve, la parata sul tiro di Farias. Che il Var non sia la perfezione lo si è capito dai primi commenti a caldo. Al cospetto di quelli che hanno giudicato corretta l'interpretazione alla moviola, c'è stata una consistente schiera di chi ha ritenuto lieve, quindi non punibile, l'intervento di Alex Sandro. Non essendo l'osservazione del tutto campata per aria, sarà lecito aspettarsi un maggior numero di rigori. La mia opinione è che tutto l'analizzabile sia passato al vaglio del replay e che si prendano le inevitabili decisioni. Più rigori possono voler dire meno ingiustizie. Tuttavia anche il Var ha dei limiti. Esempio lampante al 45' del primo tempo. Su lancio di Pjanic, Dybala è in posizione regolare però, prima di realizzare il gol del 2-0, addomestica la palla con il petto alzando il braccio sinistro. Il portiere Cragno reclama l'irregolarità, Maresca lascia proseguire e non c'è nessun ricorso al video. Perché? La risposta più logica riguarda l'impossibilità di stabilire, anche davanti alla tv, se il tocco ci sia o non ci sia. L'altra che l'arbitro sia sicuro di quel che ha visto. La terza che per casi come questo non sia previsto il Var. In ogni caso, bisogna abituarsi, magari anche studiare per capire. L'innovazione è di portata capitale e gli effetti positivi sono di gran lunga superiori a quelli negativi.

Anche se prima di giudicare è necessario aggiornarsi anche dal punto di vista arbitrale. Dentro il Var c'è stata anche la partita e la Juve l'ha vinta con apparente disinvoltura. Tre gol fatti e questa volta tutti su azione; una traversa; nessun gol subito. Il Cagliari non è la Lazio o il Tottenham, ma è questo il dato più importante. Nello specifico, dopo Buffon che ha parato il rigore, ottima è stata la prestazione di Rugani, finalmente deciso a giocarsi un posto da titolare. Ciò non significa che la Juve non abbia patito il Cagliari e che i sardi non abbiano avuto qualche occasione per segnare. Nel primo tempo, quando la squadra di Rastelli si è espressa meglio, accennando anche ad un pressing molto alto, Faragò ha spedito alto dopo un tiro di Farias, susseguente ad un'azione vincente di Barella. La Juve, però, non si è mai mostrata in affanno e, rispetto alla sconfitta nella finale di Supercoppa con la Lazio, ha fatto trasparire un miglioramento della condizione fisica. 

Eppure, come a Roma, Allegri ha cambiato poco. Dentro quelli dell'anno scorso e della partita dell'Olimpico, con l'eccezione di Lichtsteiner per Barzagli, Rugani per Benatia, Marchisio per Khedira. Un'ulteriore prova di fiducia, francamente non richiesta e abbastanza poco comprensibile. E' andata bene perché, oltre a Mandzukic e Dybala (anche una traversa al suo attivo), ha segnato Higuain, peraltro assai contrariato al momento del cambio con Matuidi, all'esordio in campionato, al pari di Douglas Costa (ha sostituito Cuadrado). In panchina, invece, è rimasto seduto  Bernardeschi, a proposito del quale mi chiedo: se non gioca contro il Cagliari o contro il Genoa, sabato prossimo, o di fronte al Chievo alla terza, quando mai finirà per trovare posto? La realtà è che ci vuole molto tempo per tutti. Prima per la squadra, poi per Allegri che deve correggerla, infine per i nuovi da inserire. Ma qualcosa sta cambiando, anche se per capire qualcosa servirà almeno un mese di allenamenti. Trascurati a beneficio delle tournée che portano tanti soldi, ma attentano i risultati.