Roger Federer non è solo il miglior tennista di sempre ma è probabilmente (a nostro avviso lo è) il più grande atleta nella storia dello sport. Ha anche un’immagine straordinariamente positiva: elegante, educato, garbato, rispettoso. Mai una polemica vera lo ha coinvolto, mai un sospetto o uno scandalo lo ha anche solo sfiorato. In queste ore è impegnato negli Open di Australia (oggi ha battuto Struff in tre set) e ha pronunciato una frase che ci ha colpito: “Per me i media sono un ponte tra noi e coloro che leggono, oppure che guardano la tv. Alcuni giocatori sono diffidenti e sono diventati come robot. Dovrebbero rilassarsi ed essere se stessi: è quello che io sto cercando di fare”.

Federer probabilmente non si riferiva in particolare ai tennisti, ma un po’ a tutti i campioni dello sport. Ed è un messaggio, una lezione che dà ai suoi colleghi. Queste sue parole si adattano alla perfezione, ad esempio, alla quasi totalità dei calciatori, i quali ormai hanno alzato un muro tra sé e i giornalisti, con la complicità delle società, degli addetti stampa, spesso dei procuratori. Vivono nel loro mondo, evitano i media, senza comprendere che sono il tramite, il mezzo che gli sportivi hanno per raggiungere i tifosi.

Oggi se vuoi intervistare un terzino di serie B, o magari anche di C (e lo diciamo con il massimo rispetto per tutti i terzini del mondo, sia chiaro), spesso devi chiedere l’autorizzazione alla sua società e al suo procuratore, e magari ti dicono di no oppure vogliono dettarti le domande. Comprendiamo che è finito il tempo in cui le interviste si facevano negli spogliatoi, agli atleti in accappatoio, ma pensiamo che sia necessario far comprendere ai calciatori quale sia il reale ruolo dei giornalisti. I quali non hanno alcun interesse a intervistare Tizio o Caio, perché anche senza le interviste giornali e siti, tv e radio vivono allo stesso modo. Tocca a chi sta attorno ai giocatori aiutarli a comprendere che un uso corretto dei mezzi d’informazione per loro diventa indirettamente un vantaggio, anche economico, perché sono i soldi dei tifosi a muovere il loro mondo e generare le loro ricchezze.

Pensate quanto sarebbe straordinario se un club della nostra serie A, uno qualsiasi, aprisse le porte alla stampa, mettesse i giocatori a disposizione per le interviste, non ci obbligasse ad ascoltare conferenze preparate, organizzate, studiate, ingessate. Quante belle storie da raccontare alla gente ci sarebbero; quanti calciatori potrebbero svelare in libertà i loro sentimenti e le cose belle che fanno e vivono. Si tratterebbe di una controrivoluzione nel mondo della comunicazione, ovviamente andrebbe regolamentata, ma aprirebbe una nuova strada: un bel ritorno all’antico, che non sempre è sinonimo di vecchio.

E’ un argomento che sarebbe interessante discutere con gli addetti ai lavori, però loro abbassano la testa, la mettono nella sabbia e non la tolgono da lì. Meno male che c’è Federer.

@steagresti