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  • Nazionale, prendete un ct rassegnato

    Nazionale, prendete un ct rassegnato

    • Stefano Agresti
    Conte lascia la Nazionale e nessuno si sorprende: ci eravamo stupiti di più quando, meno di due anni fa, aveva accettato di allenarla. Uno come lui, malato di pallone e di lavoro, di partite e di campo, non era proprio adatto a un ruolo tanto marginale. Perché l’Italia - ormai ci auguriamo sia chiaro per tutti - non interessa a nessuno: non alle società, che se ne sbattono delle necessità del ct di turno; non a tanti calciatori, che spesso antepongono gli interessi dei loro club a quelli nazionali; e nemmeno troppo alla gente, se è vero ad esempio che i giornali e le trasmissioni sportive diminuiscono sensibilmente i loro dati di vendita e di ascolto quando giocano gli azzurri anziché la Juve o il Milan. Il romanticismo legato all'Italia è un bel sentimento antico, ma non trova riscontro nei fatti. Non oggi, almeno. Prendiamone atto, senza ipocrisie.
     
    Non è che i tifosi non vogliano bene all’Italia, è che quella maglia non li scalda quasi mai. Perché quasi? Perché c’è un periodo in cui la Nazionale interessa improvvisamente a tutti: un mese ogni due anni, quando si gioca l’Europeo o il Mondiale. Ecco, allora ogni parola, ogni gesto, ogni gol pesano tantissimo, e vedi che tutti parlano di calcio come se fossero diplomati a Coverciano: politici, showman, veline e massaie. Ovviamente non è il caso di discutere se sia giusto o meno: è così e basta, altre sono le eventuali iniquità di cui dobbiamo preoccuparci. Di sicuro il ct, chiunque sia, si gioca tutto in quei trenta giorni: se per ventitré mesi la sua squadra ha fatto ridere ma poi arriva in fondo all’Europeo o al Mondiale, viene santificato; se ha dato spettacolo per quasi due anni e inciampa in un ottavo di finale sfortunato, lo mettiamo alla gogna.
     
    Anche per questo - oltre che per il fascino e i milioni del Chelsea - Conte ha deciso di lasciare la Nazionale: lui si è impegnato davvero tanto in questo ruolo, ha dato tutto se stesso e ora impazzisce all’idea che quel lavoro venga vanificato da un episodio andato male. Con un club è diverso: puoi anche perdere immeritatamente una o due partite, ma alla fine i valori vengono fuori. Immaginate cosa sarebbe successo se Conte avesse rinnovato il contratto e poi avesse fatto un pessimo Europeo: l’Italia intera avrebbe chiesto la sua testa (è successo con ct più collaudati di Antonio), magari lo avrebbero anche licenziato e lui sarebbe rimasto senza squadra, o sarebbe stato costretto ad accettare una società di ripiego come accadde al povero Prandelli dopo Brasile 2014. Impensabile.
     
    Due annotazioni, ora.
     
    La prima: non cominciamo a dire che per la Nazionale sarà un problema andare agli Europei con un ct a termine. Mancheremmo di rispetto a tutti quei giocatori (ci viene in mente Buffon, ad esempio) che hanno dimostrato in tantissimi anni di essere davvero legati alla maglia azzurra: in Francia hanno la possibilità di scrivere un’altra pagina di storia, ve li immaginate distratti o molli perché sanno che cambierà il ct?
     
    La seconda: non sappiamo chi sarà il nuovo ct, ma chiunque questo sia, non fategli credere che avrà tempo, agevolazioni, aiuti, stage, disponibilità, collaborazione. Non prendete in giro anche lui, insomma. Ditegli semplicemente: vieni qui, lavora seriamente con quello che ti lasciano le società e tra due anni, in Russia, avrai la possibilità di entrare nella storia come Pozzo, Bearzot, Lippi. Prendete un ct rassegnato a combattere solo contro tutti. Per ventitré mesi, almeno.
     
    @steagresti

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