Segnare sette gol alla quinta squadra del campionato italiano, l’Atalanta rivelazione dell’anno che, addirittura, la precedeva di un punto, non avvicina l’Inter al Barcellona, ma mette la squadra di Pioli nella condizione di rimirarsi nella sua travolgente bellezza e di sperare ancora nel terzo posto che significherebbe Champions League. 

Non farò l’errore di scrivere che l’Atalanta non è scesa in campo.

Primo, perché non è vero.

Secondo, perché in campo c’erano i migliori, eccetto Masiello (squalificato).

Terzo, perché non sarebbe onesto nei confronti dell’Inter che ha fatto la sua migliore partita con Pioli (non è la prima e credo non sarà l’ultima), dimostrando che con questo allenatore (e non con de Boer) e con questa rosa (la stessa che aveva Mancini più Gagliardini) si potevano (e si possono) raggiungere gli obiettivi di inizio stagione.

Tre gol Icardi, tre gol Banega, uno Gagliardini. 5-0 dopo 34 minuti, non una partita ma uno tsunami che ha aperto i cuori agli ingteristi. Un dominio totale, assoluto, incondizionato.

L’uno contro uno a tutto campo di Gasperini sarà anche bello (e in moltissimi casi vincente), ma se si trova una squadra capace di pressare alta e di portare via palla in zona calda
(paradigma il 5-0 con recupero altissimo di Gagliardini), i rischi si moltiplicano e l’imbarcata è possibile. 

Il punto non è stabilire cosa non abbia funzionato nell’Atalanta, ma l’eccedenza dell’Inter che, attraverso i suoi uomini, ha vinto tutti i confronti diretti, mettendola sul piano della corsa e della velocità. Si usa chiamarla partita perfetta, in realtà è solo una gara molto ben preparata, con la collaborazione di tutti i reparti e la partecipazione straordinaria degli esterni (Candreva, ma anche D’Ambrosio e Ansaldi).

La partita si è srotolata su un ritmo altissimo per l’intero primo tempo e ha avuto qualche passaggio equilibrato solo nel primo quarto d’ora. Dal primo gol di Icardi (17’) è cominciata una rapidissima opera di distruzione della resistenza avversaria. E bene è andata all’Atalanta per non essere rimasta in dieci dopo appena un quarto d’ora. Su un lancio di Medel (a proposito di difensori che impostano), Icardi è partito senza controllore. Toloi, rinvenendo su di lui, lo ha atterrato, ma Irrati, anzichè estrarre il rosso, si è limitato al giallo. Sarebbe potuto essere uno spunto polemico. Invece la punizione di Banega ha sbriciolato la barriera dell’Atalanta e sulla palla vagante Icardi è stato il primo ad avventarsi per mettere dentro. 

Da lì in avanti, tutto è apparso facile. In realtà, a parte la ferocia interista nel recupero della palla, a semplificare le cose ci ha pensato di nuovo Icardi. Prima (23’), procurandosi un rigore per intervento di Berisha e trasformandolo con il colpo sotto. Poi (26’), triplicando di testa in anticipo su tutta la difesa dell’Atalanta.

Un gol ad ogni sospiro. Candreva ha fatto strame di Zukanovic e Spinazzola sulla destra (la sinistra per chi difende), involandosi in piena libertà, prima di servire un doppio assist a Banega: al 31’ per il 4-0 e al 34’ per il 5-0. 

Quando l’Atalanta ha segnato il suo gol con Freuler (42’), non si può nemmeno dire che si fosse ridestata. Era un’azione di alleggerimento di fronter alla quale la difesa di PIoli si è aperta e il centrocampista atalantino ha colpito. L’Inter non se ne è neanche accorta. E’ andata all’intervallo e poi ha ripreso a macinare gioco e gol.

Al 51’ ha segnato Gagliardini, l’ex che non ha esultato, su passaggio di Banega. Infine ancora Banega 67’, su punizione, ha raggiunto Icardi nel conto delle triplette. 

Unico rammarico del popolo “bauscia”: non aver visto all’opera Gabriel Barbosa. Un quarto d’ora, al posto di Icardi, Pioli avrebbe potuto concederlo a lui, anziché a Palacio. Non foss’altro perché quest’ultimo è il passato, mentre Gabigol dovrebbe essere il futuro.