Una matricola che scatta in testa a uno dei principali campionati d’Europa. Di più: un club che ancora nel 2009 nemmeno esisteva, e che per avviare l’attività ha dovuto comprare il titolo sportivo d’una società di quinta divisione, e soltanto sette anni dopo vede all’orizzonte la Champions League. È ciò che sta accadendo al RB Lipsia, la cui sigla sta per Rasen Ballsport, ma che facilmente viene rideclinata in Red Bull. Cioè il colosso globale del settore energy drink che dopo aver piantato in Austria, Usa, Brasile e Ghana le bandierine del proprio impero calcistico ha deciso di estenderlo a un campionato del massimo livello come quello tedesco trasformando un club di recente fondazione in una potenza emergente del calcio europeo. Missione compiuta, indipendentemente da come andrà a finire questa edizione della Bundesliga.

Il Lipsia guarda dall’alto il resto del calcio tedesco. Che dal secondo posto in giù, fino all’ultimo gradino della piramide calcistica nazionale, mostra disprezzo verso l’ascesa del club marchiato Red Bull. Il motivo di tanto astio è chiaro. Si ritiene sia cosa detestabile che una squadra priva di storia venga sbalzata ai vertici del calcio soltanto grazie alla forza del denaro. E lo è davvero, detestabile. Perché a stabilire la gerarchia dei valori sportivi dovrebbe essere soltanto il campo, in conseguenza di un confronto equilibrato tra forze. Dunque, se una di queste forze ascende rapidamente soltanto perché ammazza la concorrenza grazie alla leva finanziaria, allora siamo in presenza di qualcosa che molto da vicino richiama la morte dello sport. E tuttavia c’è qualcosa che non mi quadra, nel ragionamento di coloro che in questi anni manifestano spregio nei confronti del RB Lipsia. E la mia è una perplessità “da sinistra”, se ancora la parola sinistra ha un senso. Intendo dire che il concetto del “calcio dei ricchi” non mi piace per definizione, e perciò mi chiedo perché mai a tanti provochi l’orticaria “il calcio di QUESTI ricchi”.

Con l’avvio del XXI secolo la forza economico-finanziaria è stata un elemento trainante nella costruzione dello spettacolo calcistico e delle sue competizioni. A cosa si devono l’attuale formula della Champions League, e quella che s’appresta a sostituirla, se non alla minaccia di secessione esercitata dai club più ricchi e potenti d’Europa (LEGGI QUI)? E a cosa si deve il costante spauracchio della Superlega Europea, se non alle ambizioni di questi medesimi club di gestire direttamente la ricchezza prodotta liberandosi dei rispettivi movimenti nazionali come fossero zavorre? Tenendo conto di ciò, è evidente che l’elemento della forza economica abbia già un peso schiacciante sulla competizione sportiva. E se la logica della forza economica s’impone come fattore regolatore della competizione, l’arrivo dei “nuovi ricchi” è la più ovvia delle conseguenze. La naturale evoluzione di un processo. Se un ricchissimo investitore non può comprare un grande club, lo crea pompando denaro in misure indecenti. Business is business.

È esattamente ciò che è successo con due club della Premier League entrati nel XXI secolo avendo alle spalle una storia modesta: il Chelsea e il Manchester City. I rubli e i petroldollari hanno imposto la presenza di questi due club nell’élite del calcio inglese e in quella del calcio europeo. Certo, il caso del RB Lipsia è molto più eclatante perché si tratta di un club privo di storia e giunto a razzo dalle categorie dilettantistiche. E tuttavia, ribadisco, trattasi dell’effetto radicale del principio per cui la forza economica domina il calcio.

Perciò adesso non capisco l’indignazione. Specie se penso che a indignarsi sono gli stessi che negli ultimi anni, in Bundesliga, hanno avuto nulla da ridire sulla dittatura del Bayern Monaco. Costruita anch’essa sulla forza del denaro, che va a alimentare la potenza sportiva strutturata attraverso quella risorsa che si chiama tradizione sportiva. L'RB Lipsia è invece forza economica pura, priva di tradizione. E perciò suscita diffidenza come la suscita qualsiasi “nuovo ricco”, fatto oggetto dello spregio che si riserva ai parvenu. Meglio piegarsi al bastone dei vecchi padroni e mordere le briglie di sempre, vero?

@pippoevai