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  • La tattica spiegata da Tramezzani

    La tattica spiegata da Tramezzani

    "I miei ragazzi, al lunedì, nella seduta dopo il pranzo, vedono questi stessi filmati che ora vedete voi". Sta parlando della sua Albania, Paolo Tramezzani, di quella Albania che ha centrato una storica qualificazione agli Europei del 2016, grazie al secondo posto raggiunto nel girone I. Quello del Portogallo primo, per intenderci, della Danimarca terza, della Serbia quarta e dell'Armenia ultima. Sta parlando della sua Albania a una classe di aspiranti osservatori, nella piacevole cornice dell'Hotel Remilia, all'interno dei corsi organizzati dalla Cataliotti Football Workshop. E' domenica mattina. Mentre il tactical report sul Portogallo viene lasciato scorrere dall'avvocato e procuratore sportivo Jean-Christophe Cataliotti, il vice di De Biasi si sofferma su qualche fotogramma, chiede il fermoimmagine, di mandare indietro; poi comincia ad analizzare una situazione di gioco concretissima, per ricavarne un concetto che magari si trasformerà in un'arma. In una soluzione da allenare sul campo. Come si studia una squadra avversaria? Così: video di 12 minuti "che però durano 3 giorni", ironizza Tramezzani. Dio benedica chi ha inventato il replay, i circoletti rossi e le freccette nelle immagini. Così sembrerebbe, e invece Paolo Tramezzani sa fare anche il nostalgico, e si lascia scappare un inequivocabile "io e Gianni, comunque, non amiamo l'aula". Dichiarazioni old style, infatti, spesso e volentieri, come quando dice che a volte lascia in bianco la relazione tecnica. Poi la meticolosità nelle analisi dei video sottoposti ai corsisti, invece, è estrema e giustamente maniacale. Così come anche le schede tecniche che decide di redigere. Chi c'era lo sa, ha visto gli allegati delle mail che Tramezzani ha inviato a Cataliotti. Ora magari li conserva gelosamente nella sua posta elettronica e, forse, li terrà sempre in mente come modello. Molti i segreti che l'ex giocatore dell'Inter ha rivelato, interagendo col suo pubblico. A un certo punto, vi faccio un esempio e concludo, preso dal problema di chi comanda in una difesa allineata, si è alzato ed è andato alla lavagna, rispolverando un caso emblematico: la richiesta singolare e poco canonica, per non dire apparentemente assurda, che un certo Marcello Lippi gli faceva nel 1991 alla Lucchese. "Diceva che voleva quel movimento preciso dal suo terzino, una roba che contraddiceva tutto quello che avevo imparato alle giovanili dell'Inter. Roba che se la dici a Coverciano, e sei un comune mortale, ti stracciano immediatamente il cartellino. Eppure Lippi aveva le sue ragioni. Eccome se le aveva!".     

    Luca Bedogni 
     

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