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  • Roma e Lazio: clamorosa unità dei tifosi, ma le loro proteste sono giuste

    Roma e Lazio: clamorosa unità dei tifosi, ma le loro proteste sono giuste

    Ora qualcuno dirà che sono i soliti romani: se la prendono con tutti, perciò le loro squadre non vincono. Eppure i tifosi di Lazio e Roma - uniti da una protesta addirittura... quadrupla - a nostro avviso hanno ragione e adesso vi spieghiamo perché. Prima, però, una premessa: qualunque forma di violenza, di qualsivoglia genere, trova naturalmente la nostra totale, ferma e dura opposizione. Allo stesso tempo, però, siamo contro le generalizzazioni di chi - evidentemente senza averle mai frequentate - identifica le curve (non di Lazio e Roma, ma di tutte le squadre) come luoghi di degenerazione, violenza, malaffare, paura, pericolo: ogni curva è strapiena di gente per bene. Se poi ci sono pochi delinquenti, come ci sono, allora vanno chiusi in galera, e in ogni Stato di diritto dovrebbe accadere questo, ma condizionare la passione di migliaia di tifosi perché non si ha la forza di fermare i violenti non è degno di un Paese democratico.

    I tifosi di Lazio e Roma, dunque. La loro protesta è quadrupla, dicevamo: i laziali contro la Lazio (uno), i romanisti contro la Roma (due), i laziali e i romanisti contro chi ha reso le curve infrequentabili (tre e quattro). Cosa direste se aveste un presidente come Lotito, uno al quale da sempre chiedono di fare una cosa da laziale (un po' come - ricordate vero? - Nanni Moretti a D'Alema: e dai, di' una cosa di sinistra!) e lui imperterrito se ne frega della passione e delle ambizioni della gente e anche quando azzecca la stagione giusta e magari si qualifica per i preliminari di Champions, poi non investe un euro per giocarseli come dovrebbe? Già: cosa direste?

    E cosa direste se aveste un presidente come Pallotta, uno che dopo l'umiliante 0-0 con il Bate Borisov sostiene che la squadra ha giocato bene (ma sapeva quale maglia avesse la Roma?) e che meriterebbe tifosi migliori? Già: cosa direste? Infine cosa direste se la vostra voglia di andare allo stadio a cantare e soffrire con migliaia di amici, dopo una settimana di lavoro (magari solo vanamente cercato) o di studio, venisse frustrata da un Prefetto il quale - unico in Italia - decide di spezzettare la curva in tanti piccoli settori invalicabii, e può perfino capitarvi di beccare qualche centinaio di euro di multa se - attenzione - cambiate posto e vi spostate un po' più in là a vedere la partita? E cosa direste se per di più questo avvenisse in uno stadio nel quale si è lontanissimi dal campo e quasi non si vede la gara, è fatiscente ed è anche pericoloso, come lo sono più o meno tutti i nostri stadi? Già: cosa direste?

    I tifosi della Roma hanno depositato cinquanta chili di carote davanti al centro sportivo giallorosso, quelli della Lazio - decisamente meno eleganti nella circostanza - dieci sacchi di letame nei pressi di Formello. Poi, gli uni e gli altri, hanno deciso di disertare lo stadio, benché molti abbiano pagato l'abbonamento. In tutta questa storia, in tutta questa quadrupla protesta, a noi sembra pazzesco soprattutto un aspetto: che dirigenti e rappresentanti delle istituzioni in giacca e cravatta si lamentino perché i tifosi non vanno allo stadio (ma è diventato addirittura un obbligo?) e non facciano niente perché i nostri impianti diventino sicuri, moderni, senza violenti, adatti a godersi una partita di calcio come si fosse a teatro. O, più semplicemente, come si fosse in Inghilterra o in Germania. In fondo, gli esempi non sono lontani. Ma noi non riusciamo a seguirli. O non vogliamo seguirli?
    Stefano Agresti
    @steagresti
     

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