La partita tirata, tesa come le corde di violino, Immobile che galleggia, sferza i difensori bianconeri con la sua presenza costante. Proprio Ciro Immobile: quel ragazzino di 17 anni che fa 30 gol nel settore giovanile e accende le fantasie degli addetti ai lavori bianconeri. La Juventus lo prende, lo porta a Torino, ne fa il "Golden Boy" di un lontano Viareggio.

Ora tutto è cambiato, Ciro Immobile è tutto il gruppo Lazio, emblema perfetto di un gioco semplice, faccia alla porta, spallate dopo spallate: Immobile è stato per 7 anni di proprietà Juventus, dal 2007 al 2014 il suo cartellino è scivolato di mano in mano, in una serie di prestiti, una serie di "le faremo sapere". Poi lo prendono dall'altra parte, ci credono gli altri, il Torino. E Ventura lo plasma, lo rende una specie di mattatore, un infiammato dalla vicinanza della porta. Sembra una processione del suo Sud:  forte, fedele, tenace, attaccata ad un solo credo. Il credo di Immobile è il gol. Inzaghi, che di gol ne sa, ne capisce, capisce che può fidarsi. Le credenziali che arrivano a Formello sono le migliori: Ventura, ora ct della Nazionale, ne parla bene a Lotito, lo vuole rilanciare, anche in chiave azzurra. 

LA RINASCITA DI CIRO - Ricordate Lotito con la casacca della Nazionale? Scherza con Immobile, in Nazionale, lo vuole alla Lazio. Riconosce anche lui che Ciro Immobile ha qualcosa che forse neppure lui sa: può rinascere, sa farlo. Non è da tutti: ci sono attaccanti che, colpiti dalle troppe panchine, con il gol lontano nel tempo, come un ricordo, un miraggio, dimenticano tutto quello che sanno fare. Immobile no: le esperienze a Dortmund e a Siviglia lo hanno fiaccato, ma non ha dimenticato. Sa ancora farne, tanti. I gol, a raffica :23 gol alla Lazio, dopo le prove generali di ritorno in A, con il Torino. Poi la Juventus, quella squadra che la Lazio soffre mentalmente, non riesce mai a battere. Anzi, non riesce mai ad impensierire: lui la conosce bene, Ciro Immobile. Ha respirato la resistenza del Torino allo strapotere numerico dei tifosi Juventus, ha respirato la maglia bianconera, ma come lontananza, voglia di riscatto, pungolo e voglia di rinascere, di rivincita. La partita tesa, tirata, poi il lampo. Leiva strappa il pallone, Milinkovic lancia, proprio Immobile si trova a tu per tu contro Buffon, leggenda bianconera. Forse gli sarà venuta in mente l'altra leggenda, che lui ha sostituto nelle sue prime presenze in bianconero, Alex Del Piero. Ricordi, flash, lampi: colpo secco, Buffon saltato, frana, rigore. Ed è un rigore da manuale quello di Immobile, Buffon è a un passo, ma non basta. Oggi Immobile non aspetta la chiamata bianconera, è lui che chiama ad aggiornare il tabellino, è lui che affonda il colpo. Quando vuole: nella ripresa tutti in area cercano Milinkovic-Savic, la vera torre, maestro delle altezze: Immobile svetta solo. E sette anni di Juventus impattano sulla sua testa, finiscono in rete, potrebbero essere il colpo decisivo. Proprio contro la Juventus, che ha sempre cercato una punta eccezionale, che ha sempre voluto un attaccante capace di essere decisivo, di segnare carrellate di gol. Come Immobile. Senza scegliere mai e poi mai Immobile.

Poi Dybala ne fa due, vuole pareggiare i conti, con la 10 di Del Piero sulle spalle. Murgia, ex Primavera, classe '96, trova il gol decisivo. Un ex Primavera, come Immobile per la Juventus. Sta alla Lazio non trascinarlo in un'odissea di prestiti in giro per la penisola. Sta alla Lazio non ritrovarselo, un giorno, contro. Come Immobile contro la Juventus: la partita tira, tesa come le corde di un violino, e Ciro furioso, dopo 7 anni spazzato in giro per l'Italia. Allegri voleva la rabbia di Cardiff, e ha trovato quella di Ciro Immobile: capace di rialzarsi, come ha sempre fatto capace di prendersi una pazzesca, immensa, sacrosanta rivincita.