Inzaghi, tieni la rotta. Quello che conta ora è semplicemente tenere la rotta. Perché le altre, al netto di un cammino più travagliato, brutto, spesso senza grossi spunti, sono ancora qua: a parte l'Atalanta, le altre due contendenti, Inter e Milan, stanno firmando una stagione ad alto tasso di delusione, ma lottano ancora per l'Europa League insieme alla Lazio. Alla Lazio ora serve solo continuare a veleggiare verso un finale di stagione che si prospetta duro ma avvincente, funestato da un possibile arretramento della finale di Coppa Italia a due passi dalla sfida contro l'Inter, quasi uno scontro diretto. 

Siccome la querelle Cataldi ha già abbastanza stufato (chi lo dice conosce Cataldi, è un ragazzo, può sbagliare, non era un Iniesta nostrano prima e non l'ultimo degli scarsoni ora, va solo sostenuto, e semmai perdonato), è il momento di parlare con il campo. Perché a questo punto della stagione un altro mezzo passo storto come a Genova, stavolta contro il Palermo, e tanto varrebbe fermarsi ai box e aspettare che passi la marea. Non c'è alternativa: basta resurrezioni pasquali, è il momento di assestare colpi decisivi e ripensare al derby, di nuovo, per la quarta volta in una stagione davvero lunga sotto il punto di vista dei nervi, che solo la stracittadina sa mettere così a dura prova. 

Siccome ha stufato pure parlare del passaggio del turno in Coppa Italia, e dei modi per sopravvivere alla Juventus, la tifoseria biancoceleste deve mettere da parte tutti i pensieri, i primi ronzii di mercato, le querelle contrattuali e le esultanze indigeste per correre a prendere i benedetti biglietti e andare a fare quello per cui si chiama tifoseria, e non censura, revisore conti o consulente di mercato. Tifare, con quanto fiato che Dio manda in gola. Perché questa Lazio merita un finale da protagonista, che a sciupare tutto può bastare già il campo, sugli spalti però bisogna esserci. Altrimenti non vince Inter, Milan, o Atalanta. Vince la poltrona, che è quasi peggio di perdere tutto, proprio sul finire di stagione.