Spoiler: contiene il titolo del Messaggero che non è piaciuto ai tifosi della Lazio. Quegli 'sgup', per citare Biscardi, che ai tifosi della Lazio suonano minacciosi, e tesi a minare l'ambiente prima di Juventus-Lazio. Come se ci fosse una specie di complotto teso a far vincere la Juventus a mezzo stampa. Prima Inzaghi, con un titolone sul Messaggero "a casa dell'amante" all'Allianz Stadium, poi Milinkovic, a 48 h dal match, con la Lazio che, secondo Tuttosport, avrebbe fissato il prezzo di Milinkovic a 80 milioni di euro (che rischia di essere perfino basso, per Lotito, in realtà). 

Punto primo all'ordine del giorno: uscire dalla retorica dell'accerchiamento. Un brutto male di questo secolo, forse figlio di una reale trama di complotti e zone oscure, anche nel calcio: uscirne non significa approcciare ingenuamente alla vita, ma semplicemente cercare di rimanere vigili, con gli occhi aperti, e nello stesso tempo non cadere in un turbinio di illazioni no-sense, attacchi a tutto spiano, fuoco amico. Il titolista non è il giornalista che ha scritto il pezzo, nel caso del Messaggero, ma non solo: non è una questione neppure di stampa (ora non sparate al titolista però: ah, il titolo di questo pezzo l'ho fatto io, lo dico per sicurezza). Attaccare alcuni colleghi è un passatempo piuttosto comune, e francamente stufa: è un altro male di questi tempi, una certa dose di gogna e dito indice sempre puntato. Ma non vi siete un po' annoiati a puntare sempre il dito?  Se non è colpa mia, se la mia colpa non viene scoperta, allora tutti a strillare alla giustizia, all'insulto. Il lavoro del giornalista è pubblico, e deve essere giudicato: quando l'attacco diventa personale però il tutto diventa un po' triste. Ma non vi siete stufati di insultare? Si può difendere la Lazio anche con educazione ed eleganza. Con la stessa identica forza, forse anche di più. E qualcuno dovrebbe smettere di cavalcare la situazione. Piccola postilla, bisogna metterselo in testa: uno spogliatoio che si fa destabilizzare a mezzo stampa è uno spogliatoio già destabilizzato. E non è il caso della Lazio, che gode di un gruppo di ferro, che non scopre oggi di avere giocatori al centro di interessi altrui,  e ha vissuto momenti ben più tesi. Ve lo dice uno che il gruppo Lazio l'ha vissuto: la stampa conta, ma molto più pagelle, e altro, che il mero calciomercato. Quello conta, ma è pure un po' il gioco delle parti, un gioco di voci, vere, presunte, scoperte: i calciatori lo sanno, e da tempo. 

Poi l'allenatore, quello ha una certa credibilità nell'ambiente, se l'è guadagnata. Magari non rimarrà alla Lazio a vita, ma dire che è da Juventus credo debba essere un vanto. Sulla panchina della Lazio siede un mister top. E al massimo questa notizia può destabilizzare la panchina di Allegri, e l'ambiente Juve, se proprio vogliamo dargli un potere. Poi attenzione: un ambiente che ha bisogno di auto-proteggersi è un ambiente che non è consapevole della propria forza, o sottostima l'unità di intenti raggiunta. O la vede fragile. L'ambiente Lazio in questo momento è compatto: si goda l'attimo, e cerchi di sfruttarlo, cerchi di farlo crescere, cerchi di ritornare ad una sana ed onesta trasmissione di lazialità che non si fermi al divano, ma riesca a circumnavigarlo direzione stadio. La squadra ne ha un bisogno prepotente.  

Punto secondo all'ordine del giorno: Milinkovic non è un giocatore della Lazio a vita. Bisogna togliersi dalla testa l'idea che ci sia anche solo la remota possibilità che diventi una bandiera di questa squadra. Forse la possibilità c'è pure, ma non pensiamoci, come se fosse una cosa bella che può perdersi anche solo facendola balenare in mente. Sicuramente ha sempre dimostrato il giusto attaccamento, ha sempre avuto una comunicazione adeguata e l'agente lo ha sottratto alle sirene di mercato, anche grazie ad un rinnovo adeguato. Ma la Lazio sostenta una parte consistente del proprio mercato tramite le cessioni, è un dato di fatto, al di là delle chiacchiere. E le cessioni dei suoi migliori giocatori, magari poi rimpiazzati, anche più adeguatamente.E non è certo colpa dei giornali. E non sono contratti, e trattative, firmate dai giornalisti,  questo è poco ma è sicuro. Neppure dai titolisti. Fa anche parte di questo lavoro esplorare tutti gli scenari, e i racconti intrecciati con una partita: chi ci mette una punta di malizia, non sta facendo bene il giornalista. Chi ci vede per forza, sempre e comunque, una punta di malizia, non rispetta granché questo lavoro.

E comunque forse sabato Inzaghi dall'amante ci va davvero: all'Allianz stadium troverà un nutrito gruppo di tifosi della Lazio, e quello sì, che sarà un abbraccio appassionato, di amore. E forse è l'unica cosa che conta. L'unica cosa che non stufa mai. E pensare di destabilizzarla a mezzo stampa, francamente, fa un po' ridere.