Mentre l'Italietta di Ventura deve affidarsi ad Immobile (fino a quando verrà considerato un outsider, Ciro, fino a quando abuseranno della tua pazienza?), la Siria ottiene una storica qualificazione ai playoff con una squadra priva di 38 giocatori, uccisi da regime o scomparsi. Ci tenevamo a dirlo, a celebrarlo, a parlarne. E noi si critica un Verratti, e si parla di 'Apocalisse'. Forse il problema è veramente culturale. 

I problemini di Inzaghi sembrano così piccoli, al confronto, così sereni: si ritrova con una squadra piuttosto collaudata senza 2 titolarissimi (con Leiva pronto, e Nani che comincia a recuperare la condizione), un ambiente che rema bene dalla sua parte, a dover affrontare il Milan dei botti di mercato, le fideiussioni, i cinesi e Fassone e Mirabelli, ancora un po' scocciati di aver dovuto lottare come gatti arrabbiati per avere Biglia (che ritorna), un pochino delusi dai no continui di Keita. Nello spogliatoio rossonero, tanto per dire, neppure troppo segretamente si nomina lo Scudetto. Le ambizioni in casa Lazio sono europee, ma sono soprattutto di sopravvivenza: Inzaghi dovrà trovarsi altri titolari oltre agli 11 ben rodati, e dovrà farlo in fretta. Avrà una partita ogni 3 giorni per il prossimo mese, senza riserve rischia di dover spremere troppo i titolari, ancora non del tutto in condizione. Le due settimane di sosta saranno servite al Piacentino per studiare qualche alternativa, da sciorinare a partire dalla gara col Vitesse. Caicedo sarà un valido comprimario: lo scopriremo in questi giorni. Marusic vale la candela di Basta? Lo vedremo vivendo. Pedro Neto ha qualcosa da dire, o non è nemmeno lontanamente pronto? Lo dirà, che liberazione, il campo. La sopravvivenza di questa Lazio, ed eventualmente le ambizioni della squadra, dipendono in larga parte dall'effettiva utilità pragmatica delle 'seconde linee'. Se subentreranno a dovere, faranno il loro, si muoveranno in coro con i titolari, allora Inzaghi potrà sorridere, e puntare deciso l'Europa, con un occhio sull'Europa minore (che però non va ignorata) e uno a quella che conta. Altrimenti niente strabismo europeo: il rischio di ritrovarsi in campo sempre gli stessi, e uno sguardo sconsolato alla panchina dietro di lui, in cerca di soluzioni che il mercato non ha saputo portare. Come l'anno scorso. Presto per dirlo, ma la validità di questo calciomercato passerà necessariamente dal vaglio delle seconde linee: il mio regno per un Caicedo, potrebbe dire Inzaghi. Oppure potrebbe girarsi, sospirare sconsolato, e chiedere a Milinkovic di spostarsi un po' in avanti, alla sua invenzione Luis Alberto di muoversi verso la porta, e ripenserà alle critiche feroci a Ventura, alla sua Italietta salvata da Immobile. Sapendo che per tutti, ma proprio tutti, gli haters sono dietro l'angolo. E allora si girerà ancora verso la panchina, pensieroso. Magari gettando un'occhiata dietro a quel famoso angolo, dietro cui si nasconde il futuro.