A chiamarla sfortuna si fa peccato, punto. Ma poi ci si azzecca pure. C'è un allenatore, sulla panchina della Lazio, che ha chiesto a gran parte voce un difensore in più, durante l'ultima sessione di mercato. E la moria di difensori, una specie di maledizione forse causata da quell'unica falla di mercato, colpisce il primo tempo da incorniciare e lo trasforma in un lazzaretto. E finisce maluccio: il fattaccio dura 5', ed il Napoli ha ribaltato la partita, la Lazio, le prospettive e le promesse. Lulic nel post dice di ripartire dal primo tempo: facile da credere, in campo erano 11 almeno.

La cosa che fa rabbia (difficile dirlo in maniera più raffinata) è il gol del pareggio: calcio d'angolo, saltate tutte le marcature, quasi un preludio di 5' minuti shock. Solo pensarla, una Lazio capace di perdere 2 centrali in meno di un tempo di gioco, viene da toccare ferro. Il Napoli ha un treno veloce che parte dopo la partita, Sarri in conferenza ha fretta: gli sono bastati 5 minuti, alla fine, no? Inzaghi in conferenza è arrabbiato, entra sbuffando, come se tutte le sfortune del mondo si fossero catalizzate in una sola partita. E lo dice: tutte le sfortune di una stagione oggi si sono concretizzate. Ma l'aveva già preannunciato, chiesto, preteso, un altro uomo in quel reparto, anche se è troppo elegante per ricordarlo in conferenza stampa. Lui l'aveva detto, che serviva un difensore centrale. E questo resta vero, e un po' sinistro, al di là di tutto quello che si scriverà di qui in poi.

Ovvero che la Lazio non esce ridimensionata dal 4-1 subito. Non esce più piccola. Non esce più debole. Sarri può dire quel che vuole, non si ha comunque la controprova, ma probabilmente con de Vrij in campo Inzaghi ce l'avrebbe fatta. La Lazio avrebbe portato a casa la partita: ha giganteggiato per lunghi flutti del primo tempo, ha imperversato. E Luis Alberto? Sembra un sacerdote di un dio pagano e terribile, che pretende un tributo di bellezza assoluta e sudore. Un dio pagano che lo rende quasi un messaggero di un'estetica diversa. La bellezza salverà il mondo, forse, quella dello spagnolo potrebbe bastare per una Lazio intera. Qualcuno può dire che, nel primo tempo, la Lazio ha ragionevolmente rischiato? Che sia andata sotto? Il tiro di Callejon, unica reale occasione Napoli, era perfino in fuorigioco.
Diciamolo ad alta voce, come se fossimo di fronte a qualcuno che pretende un tributo di bellezza, e sofferenza: questa Lazio è forte. E diciamolo ora, dopo il 4-1 subito. Perché qualcuno se ne ricorderà, poi, quando la Lazio continuerà a fare bene, benissimo. E la forza, la caratura morale e umana e tecnica di questa squadra non invalida tutto quello che è stato scritto nel primo capoverso. Inzaghi l'aveva detto. Per questo ora ripetiamo tutti insieme: contro tutto, tutti, non la chiameremo mai più sfortuna, perché non ce ne sarà bisogno. Contro la sfortuna gli uomini hanno una sola arma, badate bene: la consapevolezza, la forza, la testa alta. Ah, e la bellezza, che forse non salverà il mondo, ma fa amare questa Lazio, sì, la fa amare oltre ogni rovescio della sorte, ogni epica negativa, ogni tentativo di rovesciarla in mare. Un giorno si potrà dire, pochi potranno dire: l'avevamo detto, dopo la sconfitta più pesante. Questa Lazio non esce meno forte. Semmai più bella.