Credevo che la Lazio fosse morta, o comunque non si sentisse troppo bene. Credevo che questo derby potesse essere, in qualche modo, la pietra tombale su una stagione bellissima, ferita forse a morte a Salisburgo. Avevo paura della fatica, non ho dormito bene al pensiero che in 48 ore si potesse, in qualche modo, mandare all'aria la stagione. 

Quello che è uscito dall'Olimpico è un verdetto: la Lazio non è ancora morta, la Lazio c'è. Che questo derby sia un messaggio chiaro sulla porta degli increduli e dei pessimisti: la Lazio è ancora viva. La Lazio battaglia metro per metro contro l'euforia dilagante di una Roma al settimo cielo. La Lazio li riporta sulla nuda terra, a lottare metro per metro, singolo contro singolo. Questa è stata una partita in qualche modo epica: sembrava una scalata all'Olimpico dove la Roma è stata catapultata dopo la vittoria contro il Barcellona. E a provare l'impresa quasi eretica quella Lazio che tutto è stata meno che vittima sacrificale, tutto era meno che depressa, abbattuta, già sconfitta. 

Dopo una settimana opposta per umore e risultati (con la Roma in semifinale di Champions e la Lazio fuori dall'Europa League in maniera pesantissima) il risultato del derby sembrava già scritto. Come una specie di sentenza: la squadra che ha battuto il Barcellona di Messi contro quella buttata fuori dal Salisburgo di Dabbur, non c'è partita, no? Semifinale di Champions e caroselli contro depressione cosmica. Ma il calcio è bello perché può tirare fuori ambizioni, rabbie, sensazioni e motivazioni dove hanno fatto un deserto, e una partita grigia dove prima c'era un casino di clacson e macchine. La Lazio ha riscritto il destino con una partita di fatica (ma come, non era squadra spompata e stanca?) di asprezza, dura, spigolosa. E costruendo azioni da gol, maturando 90' tosti, contro una Roma sorniona, che sembrava in attesa di piazzare il colpo decisivo. Rischiando di prendere il colpo del KO. 


L'espulsione di Radu ha cambiato tutto (finale da brividi, con traversa di Dzeko, qualcuno ci ridarà i capelli bianchi regalati dai finali di partita così?!?), come poteva cambiare tutto il tiro di Milinkovic da centrocampo proprio allo scadere, una robba da geni del calcio che ha fatto perdere qualche chilo in folle corsa ad Alisson. 

La Roma è avvertita, l'Inter pure: la Lazio in questa lotta Champions non si tira indietro, c'è ancora, è viva. Credevo che la Lazio fosse messa male, fosse stanca, fosse depressa, ho dormito male prima del derby. Dopo Salisburgo immaginavo un Inzaghi a letto agitato da ansie e umore nero, un po' come me, un po' come i tifosi. Ho capito di non aver capito niente: la Lazio è viva, e lotta insieme a lui. La squadra è già in piedi, e le notti, Inzaghi, le ha ha passate a pensare come rimettere la Roma a terra, a come tirarla giù dalle nuvole. C'è quasi riuscito, e nello stesso tempo stava per fallire (ultimi 10 minuti solo per saldi di cuore, insomma non per me), ma l'ha fatto capire a tutti: la Lazio c'è, lotta, non molla. Roma e Inter sono avvisate. E pure io, per quello che vale, posso dormire un po' meglio.