Senza i tifosi, è un po' come scriversi addosso, giocarsi addosso, farsi addosso falli, sceneggiate, urlacci. Servivano i 3 punti contro lo Zulte, sono arrivati. Serviva un gol di Caicedo, per riscopriamo attaccante, è arrivata la rete di rabbia, nel silenzio innaturale dell'Olimpico vuoto d'amore e di tifosi. Una specie di limbo, da cui la Lazio esce comunque vincitrice: con qualche piccolo punto di riflessione. Inzaghi non era soddisfatto, Inzaghi non ha preso atto della situazione. Per nulla, tanto da mettere dentro due titolarissimi, per dare un segnale importante alla squadra, cullata da un silenzio surreale. La Lazio non aveva tono, al ritorno in campo, nella ripresa. Poca cattiveria, tanto da incoraggiare lo Zulte, squadrotta generosa ma di certo piuttosto limitata a livello tecnico. Per questo il mister ha dovuto sacrificare l'ingresso in campo di Nani, sull'altare di 3 punti troppo importanti. Per affrontare il Nizza, forse il vero test del girone. Quello Che serviva era una vittoria, ma ci sono chiaroscuri su cui Inzaghi dovrà lavorare: i due esterni, Marusic e Lukaku, si sono sganciati a dovere, uno che invece si è un po' limitato al compitino è Di Gennaro. Deve dare qualcosa di meglio, in termini di qualità, altrimenti rimarrà indietro nelle gerarchie, in un ruolo dove c'è bisogno di lui. Una confessione, Caicedo è un cuore d'acciaio: è enorme, corre e si sacrifica. L'enormitá manca a Di Gennaro. A volte anche un po' di forza nelle chiusure, e si inceppa nelle giocate. Intorno all'altare di questa vittoria c'è anche Patric: ha dimostrato di essere giocatore, ha dato disponibilità nonostante fosse finito fuori dal progetto tecnico. Un plauso, nel silenzio, gli arriverà pure. Si faceva fatica a parlare ad alta voce, all'Olimpico, ieri: senza i tifosi si sta allo stadio come in una chiesta vuota. Dove viene da chiedersi se la religione abbia senso, senza di loro, senza i boati, i cori. Dove viene da chiedersi, le domande esistenziali prima di dormire sono il segno dei 30 anni passati, se effettivamente il calcio che vogliono sia questo, una specie di voyeurismo di un pallone che rotola, muscoli che si flettono, in un immenso spazio vuoto, colmo solo di urlacci, e qualche indicazione. Senza i tifosi, il calcio è un po' come piangersi addosso. Sapendo che tutti ti stanno guardando, ma nessuno interverrà. Si faticava a parlare ad alta voce, all'Olimpico, ieri: come in una chiesa sconsacrata, con il sacro che è rimasto a casa, fuori da porte chiuse, e un pallone rotola, golosamente osservato da qualcuno, che non può fare nulla se non guardare sempre, in un immenso spazio vuoto.