L’indignazione per la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali è già finita. Saltato l'inadeguato Tavecchio a furor di popolo, è tornato tutto come prima. Forse peggio. Perché Tav imperversa ancora, in quanto commissario della Lega di Serie A, e la corsa alla sua successione in Federcalcio ci sta riproponendo facce che pensavamo fossero destinate a scomparire da certi palcoscenici. Volevate novità? Suvvia, non scherziamo.

 

Si è candidato Cosimo Sibilia, figlio di Antonio, pittoresco ex presidente dell’Avellino (quello che baciò Cutolo tre volte e fece regalare al boss della camorra una medaglia d’oro con dedica). Sibilia junior, oltre che presidente della Lega dilettanti, è senatore di Forza Italia. Della serie: la politica deve restare fuori dal calcio. Lo sfiderà Gabriele Gravina, il quale come presidente della Lega di Serie C assiste impassibile alla morte di club storici (dopo il Modena, tocca al Vicenza) e ovviamente pensa di dover salire ancora più su. Per non farci mancare niente, ha annunciato la sua candidatura pure Claudio Lotito, colui che ha messo Tavecchio a capo del calcio italiano dopo il Mondiale del 2014, già presidente della Lazio e proprietario della Salernitana, mai stanco di occupare una poltrona in più.

 

In mezzo a tutto questo naviga Ulivieri, presidente degli allenatori (i loro voti pesano per il 10 per cento alle elezioni), comunista dai modi ormai democristiani, il quale ha prima annunciato il sostegno a Tommasi e poi si è rimesso sul mercato: “Vogliamo confrontarci sui programmi anche con gli altri”. Tradotto: se qualcuno ci offrirà di più, avrà il nostro appoggio.

 

Tutto questo sarebbe triste, solo triste, se di mezzo non ci fosse la passione di milioni di italiani, i quali non ne possono più di certi metodi e di certe facce. Visto però che è coinvolta la gente, quella che spende tempo e denaro per il calcio, quella che fa vivere il calcio, allora diventa una vergogna inaccettabile.

 

Sibilia, Gravina e Lotito dovrebbero capire che i tifosi non li vogliono più vedere, certamente non sopportano di osservarli a capo del calcio italiano. Dovrebbero rispettare questi sentimenti e farsi da parte: servono facce nuove, idee nuove, modi nuovi e migliori. Vedrete, invece, che andranno avanti a testa bassa. Perché al peggio non c’è mai fine. E allora tanto valeva tenersi Tavecchio.


@steagresti