Resta contento. È il mantra dei dirigenti che si credono furbi, quelli dei club dalla seconda fascia in giù che hanno fra i propri ranghi uno o più calciatori d'alta quotazione. Questi dirigenti sanno bene che la cosa migliore sarebbe vendere, e anche prima possibile, quei calciatori. Sono consapevoli che è cosa opportuna per diverse ragioni. Innanzitutto perché un bel pacco di milioni fa comodo. In secondo luogo perché non è mica detto che quel pacco di milioni possa arrivare, in un secondo tempo: oggi qualcuno disposto a offrirlo lo trovi, fra un anno chissà. In terzo luogo perché la gestione dei calciatori messi al centro di tali voci di mercato si fa complicata. Le loro ambizioni sportive e economiche schizzano alle stelle, e il confronto con la realtà si fa scorraggante a ogni giorno che passa. Per tutti questi motivi il dirigente-che-crede-d'essere-furbo ha ben chiaro che vendere subito il giocatore quotato (o i giocatori quotati) sarebbe la soluzione più logica. Ma purtroppo per lui c'è una variabile che sfugge al suo controllo: la tifoseria, che a quei giocatori si affeziona e vede nella loro cessione un ridimensionamento delle ambizioni sportive. Tanto più che non è mica scontato il reinvestimento della somma incassata. Si incassa tot, ma poi solo parte di quei tot serve per acquisire altri giocatori. Sempre che venga usato. Sicché si crea una situazione in cui il dirigente-che-si-crede-furbo deve fronteggiare il lato emotivo della questione. E deve giustificare alla comunità dei tifosi la cessione dell'idolo. Se prova a metterla sul piano della convenienza economica, si gioca la faccia da subito e per sempre. E allora gli tocca andare per la via traversa. Usare maniere untuose. Perciò comincia a scaricare sul calciatore la responsabilità della cessione. Lo fa inviando messaggi con cui lo sollecita a dichiararsi felice di rimanere, e a affermare che la maggiore ricchezza e le migliori prospettive di successo sportivo non gli interessano. E così facendo mette il calciatore davanti al dilemma: negare ciò che è evidente (chi non vorrebbe guadagnare e vincere di più, avendone la possibilità?) ma con l'effetto di rimettere il pallino nelle mani della società, o esternare la propria volontà e passare immediatamente a vestire i panni del "mercenario" agli occhi della tifoseria. Va a finire che, quasi sempre, i calciatori temporeggiano davanti a questo dilemma. E ciò rafforza la posizione dei dirigenti-che-si-credono-furbi, ai quali invece toccherebbe essere smascherati nella loro furbizia.
Lasciando da parte il livello generale del discorso e venendo alle situazioni particolari, in questa campagna trasferimenti estiva stiamo assistendo a diversi casi che si sviluppano all'interno di questo schema.

BELOTTI E IL TORINO - Alla Fiorentina ne sono ormai specialisti, e i dossier riguardanti Borja Valero, Bernardeschi e Kalinic stanno lì a dimostrarlo. Ma il caso eclatante è quello del Torino con Andrea Belotti. L'attaccante ha firmato un rinnovo che prevede una clausola rescissoria esagerata, e certamente sproporzionata rispetto a quello che è il suo ingaggio: 100 milioni. Sarà molto difficile che qualcuno li paghi per intero, almeno quest'estate. E l'ha capito il presidente Urbano Cairo, il furbo della situazione. Che infatti da qualche settimana ha smesso di fare lo sborone, con la prestesa d'incassare per intero i 100 milioni. Sa benissimo che a 70 lo darebbe via, forse anche a meno. E lo farebbe per i motivi che s'è detto sopra. Non è mica scontato che, fra un anno, Belotti valga ancora quella cifra. Meglio realizzare subito con un incasso comunque eccezionale. Però resta da metterci la faccia con la tifoseria. Come fare? Ecco la trovata, esternata lunedi scorso in occasione della presentazione della squadra al Filadelfia. Cairo ha dichiarato di voler parlare con Belotti per capire se il ragazzo "resta contento". E no, presidente. Se lei vuol tenerlo, lo tiene. Ha in mano un contratto firmato e una clausola che in Italia soltanto la Juventus può permettersi di pagare. E la Juventus l'ha pagata un anno fa per Higuain, stesso ruolo di Belotti. All'estero restano 4-5 club in grado di fare uno sforzo del genere, non di più. E non mi pare stiano sgomitando dietro la porta del suo ufficio con 100 milioni nella valigetta. Piuttosto dica lei chiaro e tondo, e una volta per tutte, se è contento che Belotti resti. E lo dica ai tifosi, non ai media. Si ricordi che il suo popolo è quello, e che a quel popolo deve rendere conto.

@pippoevai


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