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  • Mandzukic e la maledizione dei SuperMario

    Mandzukic e la maledizione dei SuperMario

    Da Super Mario a...Mario. La Juventus si muove e spera. Di giocatori con questo nome in Serie A se ne sono visti diversi. Ultimi fra questi, due pezzi da novanta come Balotelli e Gomez. Uno, trasferitosi nel gennaio 2013 dal Manchester City al Milan dopo aver vinto tutto con l'Inter di Mancini prima e Mourinho poi. L'altro, pezzo pregiato del mercato estivo della Fiorentina, pagato ben 15 milioni più bonus dal Bayern Monaco campione d'Europa. 

    Il Super Mario (Balotelli) in rossonero comincia benissimo. Prima stagione da titolare in carriera, cinque mesi chiusi con 12 gol in 13 presenze e un terzo posto strappato in extremis. E poi? La stagione 2013-2014 non inizia al meglio. Un rigore sbagliato (primo errore in carriera) in Milan-Napoli diventa il simbolo del declino. La squadra di Seedorf, subentrato nel frattempo a Massimiliano Allegri, termina ottava in campionato. Balotelli capro espiatorio, nel Milan come nella Nazionale italiana, complice il disastro in Brasile. Sarà venduto senza troppi rimpianti al Liverpool di Brendan Rodgers. 

    La parabola di Gomez non è migliore. La Fiorentina attende per due stagioni il fuoriclasse del Bayern, invano. Complici svariati infortuni e un feeling non perfetto con il calcio italiano, il Super Mario viola vede il suo bottino fermarsi a 7 gol in 29 presenze in campionato. La sua marcatura nella sfida di andata degli ottavi di Europa League allo Juventus Stadium rimane il punto più alto della sua carriera toscana. 

    Adesso proprio la Juventus punta su un altro Mario, tutt'altro che Super. Il soprannome ad effetto non è mai stato una prerogativa di Mandzukic, che al contrario venne definito uno "street fighter" da Hasan Salihamidzic durante la militanza al Bayern. Molti i combattimenti, così come i gol del gigante croato: ben 182 con la maglia dei club, 19 con la Nazionale. 

    La Vecchia Signora spera così di invertire la tendenza dei "Mario" in Italia. Non sarà Super, ma il curriculum parla da solo. 

    Mattia Carapelli 


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