Polemiche fuori misura. Il calcio se ne nutre quotidianamente, e quotidianamente le archivia perché il loro ciclo d'attenzione è molto basso. Sicché si può stare certi che anche quella avviata ieri fra Daniele Massaro e il cosiddetto "entourage" (parola d'uso spropositato, ma tant'è) di Maurizio Sarri verrà dimenticata entro poche ore. E tuttavia essa merita un supplemento d'attenzione, perché racconta di un clima del calcio italiano in cui bastano pretesti sempre più esili per infiammare scontri dialettici di cui si farebbe a meno. E altrettanta attenzione merita il modo con cui questi scontri dialettici vengono condotti: per interposta persona, e usando toni molto offensivi ma al tempo stesso senza affrontare apertamente la controparte.

Tutto parte dalla mancata partecipazione di Sarri al lungo rito delle interviste post-partita davanti alle telecamere delle grandi emittenti televisive. Il tecnico napoletano non stava bene, e perciò si è concesso ai giornalisti soltanto per la conferenza stampa generale, quella che viene organizzata a beneficio delle testate di carta stampata e per i media locali. E questa, va rimarcato, è una mossa in assoluta controtendenza. Perché vedere privilegiati i media "poveri" alle tv che oggi sono le principali finanziatrici dello spettacolo è cosa rivoluzionaria. Ovviamente ciò ha scontentato soprattutto Sky e Mediaset, che non hanno potuto avere "in esclusiva" le parole del tecnico azzurro. Quelli della tv satellitare hanno abbozzato. A Mediaset invece si è levata una voce di lamentela. Quella di Daniele Massaro. L'ex attaccante rossonero ha stigmatizzato la mancata presenza di Sarri davanti ai microfoni, e ha aggiunto che un professionista dovrebbe sempre concedersi alle interviste anche perché si tratta di un obbligo. Ha chiuso il ragionamento confermando la propria stima per Sarri, e aggiungendo che stavolta non ha capito il suo comportamento.

Che dire dell'opinione espressa da Massaro? Che certamente ha comunicato una critica fuori luogo. Perché davvero ieri Sarri non stava bene, e la cosa è stata ben visibile durante la conferenza stampa. E se uno non sta bene, avrebbe anche il diritto di non presentarsi al rito delle interviste post-partita senza per questo essere accusato di scarsa professionalità. E tuttavia anche il "peccato d'opinione" di Massaro risulta veniale. Capita a tutti di esagerare la portata di un fatto, e tutto sommato l'ex attaccante rossonero ha usato toni non duri né ostili. Insomma, la si sarebbe potuta chiudere lì e nessuno avrebbe ricordato. Ma purtroppo è intervenuto il mitico entourage. Che in questo caso è rappresentato da Alessandro Pellegrini, l'agente di Maurizio Sarri. Costui, quando erano quasi le dieci di ieri sera, ha esternato via Twitter il seguente messaggio: "Siamo arrivati a dubitare lo stato di salute di una persona... se ne avete diritto potete mandare la visita fiscale...". E ha chiuso con un hashtag perentorio: #piccoliuomini. Ce l'aveva con Massaro? Chissà. Di sicuro non l'ha nominato, giusto per mantenersi un passo al di qua della polemica frontale aperta. Ma i siti web hanno immediatamente classificato questo tweet come una risposta all'opinione espressa dall'ex milanista, né risulta che Pellegrini abbia smentito questa interpretazione. Dunque tocca prenderla per valida e ragionarci sopra.

E a questo punto, dopo aver sorvolato sull'errore da scuola dell'obbligo nella costruzione del periodo (qualcuno spieghi a Pellegrini che avrebbe dovuto scrivere: "Siamo arrivati a dubitare DELLO stato di salute di una persona"), rimangono gli aspetti molto sgradevoli di questa uscita. Innanzitutto, c'è da chiedersi se l'agente di Sarri abbia twittato all'insaputa del suo cliente. Ha agito di propria iniziativa, o si è fatto megafono di un messaggio altrui? In un caso o nell'altro, il tecnico azzurro non rimedia una gran figura. Soprattutto se non si dissocia dal messaggio del suo agente, che dai media viene presentato come "l'agente di Sarri" e non certo come "il signor Alessandro Pellegrini". C'è poi il fatto che questa modalità comunicativa per cui gli agenti portano in giro i messaggi dei loro clienti ha parecchio scocciato. Ciascuno parli per sé, tanto più se la schiettezza non gli difetta. E infine, quel riferimento ai "piccoli uomini" è una pesante caduta di stile. Perché comporta un giudizio sullo spessore umano della persona che va oltre lo specifico delle opinioni espresse. Già qualche mese fa ci si era imbattuti nell'uso di questa etichetta a margine di una polemica che ha occupato la scena nel calcio italiano. A utilizzarla era stata Ilary Blasi in Totti, per polemizzare contro lo scarso utilizzo in campo del marito da parte di Luciano Spalletti. All'attuale tecnico interista toccò beccarsi l'etichetta senza nemmeno poter reagire. E anche in quel caso si trattò di un passaggio sgradevolissimo, di cui nessuno sentiva il bisogno di replica.
Invece ecco il bis. Perché evidentemente circolano intorno al mondo del calcio persone che ritengono di possedere una grandezza tale da poter giudicare la statura di altri. E dunque avanti con l'etichetta di #piccoliuomini. Quelli che secondo alcuni non potranno mai aspirare al rango di uomini veri. Ma che almeno possono dirsi fortunati di non appartenere alla schiera dei quaquaraquà.