GQ intervista l'ex difensore nerazzurro che, tra le altre cose, parla anche del suo addio al calcio: "Mi è dispiaciuto lasciare senza salutare i tifosi, la società poteva dirmelo prima ma non fa niente, a ottobre tornerò come dirigente".
 Materazzi: "Inter, potevi dirmelo prima. Ma ora aspettami da dirigente".
Dopo l'estate, lo sciopero e la pausa per la Nazionale finalmente ci siamo. Basta con i fine settimana senza calcio: da domani si torna alle vecchie abitudini. Quello che inizia da San Siro con Milan-Lazio, però, sarà il primo campionato di Serie A degli ultimi tredici anni senza Marco Materazzi. Campione del mondo con l'Italia nel 2006, in maglia nerazzurra ha vinto tutto: cinque scudetti, quattro Coppe Italia, una Champions e un Mondiale per club. GQ l'ha sentito per capire come è la sua nuova vita senza calcio. E come mai abbia deciso di lasciare la sua squadra un anno prima della fine del contratto.

Caro Materazzi, che effetto le fa l'inizio del campionato? Invidia o nostalgia?
"Nessuna delle due. Senza lo stress della Serie A si sta molto meglio e poi sono reduce da una maxi vacanza con la famiglia: in camper a spasso per gli Stati Uniti. E tra qualche giorno parto per Formentera: viaggio in moto con mio cognato".

 Vabbè ma il mondo del calcio non le manca neanche un po'?
"Mi manca lo spogliatoio e l'ambiente che si respira alla Pinetina. (il centro sportivo dove si allena l'Inter, ndr.)"

Come mai ha dato l'addio con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del contratto (giugno 2012)? E' vero che lei voleva continuare?
"Sì, un'altra stagione l'avrei fatta. Ma quando l'Inter mi ha detto che probabilmente non sarei stato inserito nella lista Champions dell'anno successivo ho cambiato idea".

Rabbia verso l'Inter?
"Nessuna. Diciamo solo che potevano dirmelo prima. Invece l'ho saputo il giorno dopo la finale di Coppa Italia, quando ormai non avevo neanche il tempo di salutare i tifosi. Ho pensato che fosse inutile e sbagliato litigare con la società che mi aveva dato tutto: da lì l'accordo per la rescissione del contratto. Ma il pubblico nerazzurro stia tranquillo, sto per tornare".

In che senso?
"Ho parlato con il direttore sportivo dell'Inter, Piero Ausilio, che mi vorrebbe come suo aiutante. Tornato da Formentera, busserò alla sua porta".

Cosa pensa dello sciopero della Serie A?
"I calciatori sono anche uomini, ed è giusto che lottino per i propri diritti. Capisco il dispiacere dei tifosi e delle persone che non arrivano alla fine del mese. Mentre non accetto le morali di qualche politico, di cui è meglio non fare il nome".

Come si immagina tra dieci anni?
"Magari lontano dall'Italia. Del nosto Paese non mi piace la poca solidarietà che c'è tra le persone: tutti a puntarsi il dito addosso invece di aiutarsi a vicenda come succede in nazioni molto più povere".

L'avversario che ha odiato di più?
"Pavel Nedved, ma solo in campo: si tuffava un po' troppo spesso. Fuori, però, è un bravissimo ragazzo".

Quello con cui andava più d'accordo?
"Sono due: Francesco Totti e Antonio Cassano. Con Totti era un continuo scambio di battute, per tutti i 90 minuti. Cassano è simpaticissimo: e per fortuna - per me, intendo - in campo mi stava alla larga"

I compagni di squadra ideali?
"Stankovic, Eto'o e Chivu. Perché sono zingari, come me".