Bonucci: una parola di conforto e una di sconforto. Quella di conforto è che non ne possiamo più di assistere ad una corrida mediatica senza precedenti nei confronti di un giocatore. D’accordo la vicenda è quasi romanzesca: il personaggio un po’spaccone che lascia la sua squadra madre per andare a rimpolpare le fila d’un’antagonista; che parte con proclami di gloria e in poco si ritrova nella polvere. Ma tutto questo basta a farlo diventare il parafulmine d’una squadra impacciata, il capro espiatorio, il paradigma dell’infamia? Di colpo è divenuto un incapace perché arranca dietro agli avversari, ma l’avete visto come sta in campo la difesa del Milan? Romagnoli continua a balbettare e la colpa è di Bonucci. Rodriguez ha un bello scatto, ma ha anche l’abitudine d’inciampare in area. La colpa di chi è? E Barzagli o Chiellini (gli ex insuperabili compagni) non arrancano forse anche loro, non vengono infilzati dai vari attaccanti di Lazio, Sporting, Udinese? A Bonucci manca solo l’accusa di essere stato un compagno di merende di Weinstein, poi la porta si chiude e si butta via la chiave.
 
Ora che Bonucci è stato espulso nella gara contro il Genoa, sembra che venga giù il mondo: “è stata una gomitata terribile di un giocatore arrivato alla frutta”, questa la sintesi collettiva. Intanto se la riguardiamo bene se ne percepisce l’involontarietà e poi, a voler sfidare il giustizialismo avverso dei benpensanti, la gomitata l’ha tirata per primo Rosi (involontaria anche questa), solo che il sangue sul volto genoano (altro che Var) ha impressionato l’arbitro Giacomelli il quale ha sanzionato il difensore milanista. Sanzione che per l’effetto moltiplicatore del “dagli addosso a più non posso” è diventata decapitazione immediata. Nemmeno a provarci a discutere, a vedere che forse c’era una correità nell’azione; nemmeno a provarci a sostenere che per un difensore un’espulsione non è cosa rarissima. Ma Bonucci ormai non è più niente, rischia di diventare un reietto: disprezzato dagli juventini, rifiutato dai milanisti, azzannato dai giornalisti. Il titolo appropriato dell’inverecondo tormentone sarebbe: “Bonucci, non si uccidono così anche i calciatori?”
 
Il problema, caro Leonrado, però forse è anche un altro. Sta in una domanda: “è possibile che per anni tu ti sia affidato a tale Alberto Ferrarini, che ora prova a fornirti un aiuto maccheronico e sgrammaticato, riuscendo ad affossarti”? Ferrarini non è uno psicologo, non è un “mental coach”, non è un agente, un assicuratore, un mago… Si definisce “motivatore”, tiene corsi su “Business e legge d’attrazione”, è uno “scrutatore di menti, anzi no di anime…”. Sostiene che: “vincenti si nasce, le persone intelligenti assorbono”. Da chi? Da lui?

Spiegare cosa faccia davvero è difficile. Non lo sa nemmeno lui. Nell’intervista a “Blog di sport” dice: “Spiegare cosa faccio lo trovo quasi impossibile in un’intervista, comunque sia è riservato. Lavoro sulla simbologia antica, numerologia indiana, pensiero positivo. Il mio obiettivo è quello di tirar fuori l’anima, il guerriero che c’è in ognuno di noi”. Riservato, misteriosofico, esoterico, militaristico… per arrivare a creare il vincente per antonomasia (nascosto in ognuno di noi), in realtà Ferrarini, con una faccia da pugile simpatico, sembra un arringatore di pubblico bisognoso di uno straccio di certezza. Cent’anni fa sarebbe stato su un baraccone con una lozione per capelli in mano.
 
Questo ostetrico dell’anima, Leonardo, ti venne a trovare nel 2008 mentre zampettavi sul campo del Treviso e ti portò nella sua autoscuola. Lì, nell’aula didattica tra poster di vetusti motori a scoppio e di sbiaditi segnali stradali, ti additò alla sparuta e inconsapevole folla di ragazzotti, che alla tua domanda “Sapete chi è questo?” rispose: “Boh!" “Questo-arringò lo scrutatore di menti-è il futuro capitano della Nazionale di calcio.” Da allora non ti ha più mollato, o meglio tu non l’hai mollato, se non per un breve periodo. Ora l’“artista geniale”, compagno della tua anima, s’è rifatto vivo, dicendo che “hai un ego alto come un palazzo di 50 piani, che hai toccato il fondo, che devi tornare il soldato di sempre, altro che capitàno…”.

Il nuovo motto è: “Zero alibi” per altro ripetuto su You Tube. Lo dicono la numerologia indiana e la simbologia antica. Lo dice, soprattutto Alberto Ferrarini, che hai provato a fermare con un tweet. Se non basta, però, stavolta fai un fallo da espulsione. Un fallo vero, da 5, 6 giornate.