Non è ancora Milan e chissà quando lo sarà. Il 3-5-1-1 di Montella naufraga di fronte alla Sampdoria di Giampaolo, brava a prendersi nella seconda parte di gara (2-0 di Duvan Zapata e Alvarez) quanto avrebbe meritato anche prima. Questa volta il problema non è stato il sistema di gioco, ma la prestazione di tutta la squadra, sempre seconda nei contrasti, e di qualche elemento in particolare (Kessie e Cristian Zapata). Quanto all’attacco (non un tiro in porta), la lodevole iniziativa di Montella di trovare un posto a Suso (seconda punta dietro Kalinic) non ha funzionato. Lo spagnolo si è trovato a disagio e, quando si è decentrato sulla destra, Bonaventura non è andato a occupare lo spazio al centro per attaccare da trequartista. Biglia, poi, è apparso troppo compassato e sugli esterni (Abate e Rodriguez) sono mancati sia la spinta, sia la disciplina tattica.

La seconda sconfitta in campionato non solo ridimensiona il Milan, ma apre scenari poco sereni per l’immediato futuro. Domenica prossima a San Siro scende la lanciatissima Roma di Di Francesco che viene da tre successi consecutivi e deve ancora recuperare la gara con la Sampdoria. Milan e Roma hanno gli stessi punti, ma giocano in maniera completamente diversa. Nel gioco degli opposti, tanto i giallorossi sono fluidi quanto i milanisti sono involuti. Tanto Dzeko, da una parte, trova la porta (sei reti), quanto Kalinic, dall’altra, stenta a vederla (2). Prendersela con il croato, però, sarebbe ingiusto. Con la Samp ha avuto pochissimi palloni da giocare e molto isolamento in cui frustrarsi. Il punto è uno solo: Montella deve scegliere una formazione, battezzarla e lavorare su quella. Non è possibile pensare, ad esempio, che André Silva sia un rincalzo. O che lo sia diventato Calhanogklu, questa volta in campo proprio al posto di Suso nella seconda parte della ripresa.

Peraltro la sostituzione pone una questione che io - nel mio piccolo - ho sempre sottolineato: nel 3-5-2 Suso e Calhanoglu sono incompatibili. Forse possono giocare insieme nel 3-4-1-2, ma se ci sono entrambi non c’è André Silva che, invece, è il partner ideale per Kalinic. La verità, finora parzialmente silenziata, è che l’arrivo di Bonucci, presentatosi come un’opportunità di mercato, non era previsto. Senza di lui si sarebbe giocato a quattro, ma Montella uno tra Suso, Calhanoglu, André Silva e Kalinic l’avrebbe dovuto escludere comunque. Avere tanta scelta non è uno svantaggio, ma lo diventa se si cambia sempre, ritardando di fornire un’identità alla squadra. In effetti, quello contro la Samp, è sembrato un MIlan anonimo e confuso, lento e fuori misura. Al di là dei due gol subiti, male l’intera fase difensiva con Kessie che tra primo e secondo tempo ha sbagliato una mezza dozzina di palloni in uscita. 

Merito anche della Sampdoria che pressava alto a cominciare dai suoi poderosi attaccanti. Al 36’, Duvan Zapata proprio in una situazione generata da Kessie da posizione decentrata, si è ostinato a voler tirare in porta (salvataggio di Cristian Zapata appostato dietro a Donnarumma), anzichè mettere al centro dove almeno un paio di suoi compagni avrebbero potuto concludere a porta vuota. In una partita monocorde e avara di emozioni, i gol sono i soli due episodi da raccontare. Sul primo (26’ della ripresa) l’errore è stato di Cristian Zapata che, ancorchè leggermentre sbilanciato da un avversario, ha servito a ridosso dell’area del portiere un pallone a Duvan che lo scaraventato in rete. Nel secondo (diagonale sinistro di Alvarez dopo una caduta del milanista Zapata) da segnare la rapidità della giocata vincente. Alvarez, infatti, era entrato da appena ventitré secondi quando il cronometro stava già conteggiando il tempo di recupero.

Nella direzione lineare di Valeri, non è mancato il ricorso al Var. E’ accaduto al 3’ del primo tempo, quando Strinic ha messo in mezzo un cross deviato con  il braccio da Kessie. Non era rigore nemmeno a occhio nudo (arto attaccato al corpo), ma per correggere l’arbitro romano è dovuta intervenire la tecnologia. Giusto. Un’attenuante in meno per il MIlan.