Può sembrare una vittoria banale quella del Milan a Vienna, una simile a quelle già viste con Craiova o Shkendija, ma non è così. Sia chiaro, anche in questo caso l'avversario era tutt'altro che irresistibile, ma dopo l'orrenda partita di Roma un successo convincente era e sarà importante. Perché come ho sempre ripetuto, ciò che ha davvero ricostruito questo nuovo Milan finora è l'entusiasmo. Viceversa la strada verso la costruzione di una squadra è ancora molto lunga, e non aver vinto e convinto in coppa avrebbe messo ulteriore pressione a Montella, che mi pare di capire sia già nel mirino della società, pronta a sparare a ogni passo falso.

E di passi falsi ne arriveranno, che piaccia o no infatti questa è una rosa migliorata (e ci mancherebbe altro), ma non ancora di altissimo livello. E non sarà il passaggio al tanto auspicato 3-5-2 la panacea a tutti i problemi. Può essere certo utile, ma a cambiare deve essere l'atteggiamento. Vedremo infatti nei prossimi giorni come verrà gestita questa ennesima larga vittoria. Montella ha parlato di troppi complimenti nelle passate settimane, ecco che alcuni trombettieri dovranno forse trattenersi dall'esaltare una vittoria, niente più di una vittoria.

Calhanoglu non è diventato adesso Rui Costa e André Silva il prossimo capocannoniere della Serie A, anche perché che avesse qualità era noto, e che contro avversari di livello basso segnasse, pure, basta vedere le sue vittime in nazionale. Non mi stupirei infatti se domenica contro l'Udinese dovesse essere Suso il partner di Kalinic. Quella è la gara che conta ed è giusto che Montella si affidi alla "vecchia guardia", a chi dà più garanzie, senza stare a guardare il costo del cartellino. Testa bassa e umiltà quindi, a partire dall'alto, fino all'ultimo degli inservienti di Milanello, capitano compreso...