Il Milan ha finalmente esonerato Montella. Avrebbe dovuto farlo prima, non solo o non tanto perché l'allenatore sia il responsabile principale dei pessimi risultati (anche Vincenzo ci ha messo molto del suo, comunque), ma perché Fassone e Mirabelli non hanno mai davvero creduto in lui. Altrimenti non avrebbero provato a prendere Conte, ad esempio, né si sarebbero guardati attorno con tanta insistenza sperando di trovare un tecnico top a livello internazionale.

La scelta di Gattuso sarà valutata dal campo, di sicuro oggi Rino è l'unico allenatore che i tifosi possono accettare. Non per il suo percorso in panchina (finora ha dimostrato passione e coraggio straordinari, ma non ha grande esperienza né risultati eccezionali), bensì perché è un simbolo del Milan. L'unico, a guardare bene. Per il resto, dalla società in giù, ci sono soprattutto ex interisti (Mirabelli tra gli altri), ex juventini (il capitano Bonucci) ed ex interisti e juventini (Fassone).

Cacciato Montella, i problemi non sono comunque risolti, né i dubbi sono svaniti. Al contrario, l'aspetto tecnico – benché fallimentare – sembra il minore dei problemi per il Milan cinese. I guai grossi arrivano dalla Uefa, che non si fida del club rossonero (Ceferin dixit: e fino a prova contraria è il presidente), oltre che dagli strani movimenti che accompagnano la dirigenza. Ci sono stati ad esempio contatti – avvenuti anche nei giorni scorsi – tra Fassone e Luciano Moggi, mentre suo figlio Alessandro è stato un punto di riferimento del mercato estivo (lo conferma Repubblica in edicola oggi). Il fatto che Giraudo sia un collaboratore di Bgb Weston, il gruppo londinese che potrebbe rifinanziare il debito con Elliott, viene derubricato a «casualità». Di sicuro la vecchia Juve, quella svanita con Calciopoli e per la quale Fassone ha lavorato, è piuttosto presente accanto al nuovo Milan.

Via Montella, dentro Gattuso: vediamo come andrà. Ma le ombre sul Milan cinese non svaniscono certo così.

@steagresti