Secondo quanto riportato dalla "Gazzetta dello sport" e puntualmente ripreso ieri da "Calciomercato.com", Silvio Berlusconi avrebbe da ridire su questo Milan. Non parlerebbe con Montella da Natale, non va allo stadio e, causa salute o maltempo, tantomeno si reca a Milanello a intonare le sue note grottesche e le danze sui tavoli degli "hip hip hurra'".

Strappato un brillante pari a Roma pur con qualche prestazione individuale - al solito - ampiamente insufficiente, i rossoneri possono ben dire di essersela giocata sino ad oggi sempre alla pari con tutte le squadre che la precedono. Mostrando palle e cuore. Una specie di miracolo sportivo vista la modesta levatura di una rosa che occupa in classifica il posto che complessivamente merita.

Anziché aumentare i rimpianti come capita a tutti i tifosi, perché con un paio di ritocchi in estate e a gennaio l'Europa non sarebbe stata una quasi invalicabile tappa dolomitica (anzi...), il presidente uscente sarebbe stizzito causa l'assenza di un trequartista - pazienza se in rosa non ve n'è traccia - e del dogma della doppia punta che, benché da noi spesso invocate, in effetti non ha un'alternativa credibile al di là del positivo Deulofeu destinato con buona probabilità al rientro all'ovile a fine corsa.

Berlusconi ha farneticato più volte negli ultimi anni circa un Milan che continua evidentemente a credere quello di un tempo, tanto da convincersene con senile o infantile cocciutaggine. Una mancanza di rispetto verso i tifosi, in primis poiché reiterato, dell'allenatore e della squadra stessa che (proprio non se ne convince) più di questo non può né fare né dare. L'equazione è molto semplice: questo è il Milan di Montella, non il Milan di Berlusconi. Un affronto che il proprietario uscente non può tollerare sin dai tempi di Sacchi.

Speriamo che i deliri non contagino i cinesi, speriamo che vedano ai loro occhi quanto e cosa serve per rifare credibile questo club, speriamo che non ascoltino i brontolii noiosi di un uomo che non si arrende al suo disamore. E che di conseguenza mettano Montella e non altri, da luglio, in condizione di proseguire su questa strada. Con tutti i suoi dossi, le sue buche e le molte pozzanghere, è indiscutibilmente quella giusta.