Leggendo i nomi nella formazione iniziale del Milan che stava per affrontare il Genoa, la malinconia ha toccato uno dei picchi più alti degli ultimi tormentati 5 anni. È arrivata la vittoria, sono arrivati i 3 punti, ma lo spettacolo offerto - ambo i lati - ha giustificato le inquietudini dell'immediata vigilia.

Stiamo amando Montella con lo stesso slancio che ci pervase per Zaccheroni, perché hanno spremuto i frutti meno sugosi dell'epopea berlusconiana inventandosi allora meteore come Sala, Guly, Ziege, oggi come Vangioni, Sosa, Mati, Bertolacci, Ocampos, Lapadula coi quali già un decimo posto sarebbe manna.

Figurarsi l'Europa. Che invece è vicinissima, come lo è stata per tutta la stagione. Invece di preoccuparsi semmai di cosa andare a farci nelle coppe, quindi come e con quale rosa, tale Maiorino (ministro senza portafoglio nella direzione sportiva) risponde vago nel dopopartita a una domanda sull'allenatore, del tipo "ha un contratto, siamo contenti di lui vedremo...".

Vedremo? Cosa vedremo? Come vedremo? E soprattutto con chi vedremo? Con Galliani? Con un cinese? Con un broker? Invece di dire ai quattro venti che l'unica certezza attuale del Milan, l'unica ipoteca sullo straccio di un futuro, l'unica speranza cui sono aggrappati squadra e tifosi, è Vincenzo Montella. E Maiorino dice "vedremo"? E cosa deve vedere: se confermare Vangioni? Zapata? Sosa? Pasalic? Bertolacci? E un'altra mezza dozzina che il Milan non dovrebbero vederlo nemmeno dalle tribune, semmai dal secondo anello?

Montella è il grasso che cola in un momento in cui non esistono certezze, piani, programmi, strategie. Obiettivi. Esistono solo chiacchiere. Troppe. Troppo insalubri per un ambiente percosso e stremato. Dopo il rinvio del closing, il rinvio a giudizio di Montella, i rinvii per il rinnovo di Donnarumma, le prossime tappe sono vedere e decidere.

Chi e a quale titolo Maiorino può vedere che ne sarà del Milan a giugno? Chi e a quale titolo penserà all'Europa come terra di conquista, non confine di difesa...? Stanno sopportandone di ogni i milanisti dal 2012 ai giorni nostri. Almeno a tale Maiorino qualcuno spieghi la differenza tra tortura e sciocchezza, perché inserire questi due vocaboli nella stessa frase dopo una vittoria che riporta la squadra a 2 punti dall'Inter, già di per se si avvicina alla beffa.