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  • Milanmania: via Tassotti, competenza e storia. Avanti le solite cravatte gialle

    Milanmania: via Tassotti, competenza e storia. Avanti le solite cravatte gialle

    • Luca Serafini
    In silenzio, così come ha vissuto i suoi 37 anni rossoneri da giocatore e da tecnico, Mauro Tassotti se n'è andato dal Milan. Portandosi appresso uno dei tattici più colti e appassionati che abbiamo conosciuto in carriera, Andrea Maldera, erede di una stirpe gloriosa. Due collaboratori preziosi, due uomini per bene, preparati e professionali, i quali più di altri negli ultimi anni hanno sofferto della scarsa ricettività della società e della squadra. I loro insegnamenti per questo sono andati in buona parte perduti.

    Sotto ad Adriano Galliani ci sono sempre stati solo posti in piedi a Milanello e in società, dal 1986 non sono cresciuti né manager né staff specie di recente quando il reclutamento dell'allenatore ha cominciato a rispettare più i canoni del low-cost che quelli del progetto. Inesistente.

    Tassotti è l'ultima bandiera ad essere ammainata, visto il balcone sul cortile dove viene tenuta quella di Filippo Galli. Chi ha a cuore il Milan e ne avrebbe garantito competenza, controllo, oculatezza non ha spazio: i nomi sono sempre quelli, da Albertini a Maldini in ufficio a Seedorf e Donadoni in panchina solo per ricordare il vertice di eventuali liste. Troppo acuti e pensanti, scomodi rispetto al ruolo discreto e malleabile ricoperto per lustri interi di Ariedo Braida e Silvano Ramaccioni.

    Qualcuno spera che l'avvento dei cinesi favorisca il recupero di figure carismatiche e garantiste al Milan, ma se il buongiorno si vede dal mattino e cioè dal mercato in braille condotto in queste settimane, vi è da pensare che sia invece più alto il rischio di continuare ancora con le facce e le cravatte gialle di sempre.

     

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