Quando Fassone, che stava costruendo il suo Milan dall'esterno in attesa di prenderne effettivamente possesso, scelse Mirabelli come direttore sportivo, ci permettemmo di scrivere  che non era la decisione migliore, né una buona decisione. I motivi che indicavamo erano molteplici, ma in particolare parlavamo della sua inesperienza nel guidare un club di primo piano nel mondo qual è il Milan: come può uno che è stato ds - con tutto il rispetto - del San Calogero e del Rende, e quindi talent scout dell'Inter, trasformarsi nel grande capo rossonero? È un po' come se a un buon gregario, uno che porta le borracce, si chiede di diventare in un attimo capitano e leader di uno squadrone e di andare almeno sul podio al Tour de France: rischio enorme, possibilità di successo minima. Tra il Rende e il Milan c'è un mondo intero, così come tra un numero due, o tre, o quattro, o quello che era Mirabelli, e un numero uno. 

Fassone, cui non difettano certo le buone maniere, ci tenne a farci sapere che su Mirabelli ci saremmo ricreduti. Lo speriamo per il bene del Milan e, quindi, del calcio italiano che ha bisogno di avere i rossoneri al vertice: questa la nostra risposta. 

Non ci siamo ricredutiahinoi (e soprattutto ahilui). Anzi quanto abbiamo visto e stiamo osservando in questi mesi ha avvalorato la nostra ipotesi iniziale: Mirabelli si muove come un dilettante allo sbaraglio. Perché lo è, almeno per ciò che riguarda il calcio ad alti livelli. Non parliamo della campagna acquisti, sia chiaro: le scelte estive sembravano a tutti - o quasi - buone oppure eccellenti, anche se effettivamente il budget era così elevato che chiunque avrebbe potuto portare al Milan giocatori di spessore. E' tutto il resto che è stato una tragicommedia, dalle questioni meno gravi ma comunque significative (le gaffe estive nella presentazione dei nuovi acquisti, come se improvvisamente Mirabelli fosse diventato uno showman da social) fino alla gestione della crisi tecnica nell'era Montella (il suo presentarsi alle spalle della panchina nell'intervallo, quasi volesse guidare o minacciare l'allenatore, si era visto forse in qualche club di provincia, di sicuro sui campi dei dilettanti).

In mezzo, la grottesca gestione della questione Donnarumma, della quale è stato il triste e forse decisivo protagonista negativo. Come può il direttore sportivo del Milan provare a scavalcare un agente navigato come Raiola, contattando per conto proprio un giocatore di diciotto anni? Un'ingenuità, quella commessa in estate, che diventa quasi una scorrettezza: se il ragazzo e la famiglia hanno scelto un professionista, è normale e giusto trattare con lui, piaccia o meno; altrimenti, se si ha ragione o una parte di ragione, si passa dalla parte del torto. Mossa anche ingenua, peraltro, visto che Raiola nel club ha altri assistiti importanti. 

Ci dispiace per Fassone, ma le salite del calcio hanno confermato la nostra idea inizialeMirabelli è probabilmente un ottimo gregario, certamente mai un capitano. Il capitano, il leader, il numero uno può farlo, forse, tra i dilettanti.

@steagresti