Il giornalismo in Italia è davvero un'attività poco memorabile e meno ancora meritoria. Infatti ho aspettato molti giorni e letto quasi tutti i giornali e/o i siti di calcio e di sport del nostro Paese, per trovare qualcuno che, a proposito della querelle tra José Mourinho e Antonio Conte, dicesse l'unica cosa sensata della sequela di accuse reciproche. E cioé che Antonio Conte, al contrario di Mourinho, è stato effettivamente condannato per omessa denuncia nell'ambito di un processo sportivo sul calcioscommesse. Dieci mesi da parte della Commissione Disciplinare della Federcalcio, ridotti a quattro dal Tribunale nazionale arbitrato dello sport (Tnas). 

Invece questa notizia non solo non l'ho trovata, ma mi è toccato ascoltare qualcuno che invocava le querele (quali querele se l'affermazione di Mourinho è vera e comprovata?) o leggere che Conte non è stato condannato in un processo sul calcioscommesse (e su che cosa?). E che, comunque, nel processo penale, è stato assolto. Ora basterebbe avere seguito un corso di legge anche solo per corrispondenza per sapere che il penale punisce la frode sportiva, cioé l'indebito passaggio di denaro tra una o più persone. E Conte - lo possiamo dire con chiarezza a tutela della sua onorabilità - non ha né puntato, né incassato alcunché. Se, dunque, era logico che Conte venisse assolto per ciò che non fa ha fatto in un procedimento penale, è altrettanto giusto che sia stato condannato per una fattispecie, l'omessa denuncia, contenuta nei codici di giustizia sportiva. 

La frase di Mourinho, inoppugnabile sia nella forma che nella sostanza, mi ha però spinto a scoprire che i giornalisti non sono tutti uguali. Esistono delle eccezioni che, per fortuna, consentono di capire quel che accadde nell'inchiesta di Cremona (magari per averla seguita giorno dopo giorno, dall'inizio alla fine) e di chiedersi come mai nei confronti di Conte non venne elevata l'accusa di illecito sportivo e, di conseguenza, irrogata una pena più pesante. 

Tutto questo l'ho trovato non negli archivi dei giornali sportivi, ma in un libro, versione e-book, di Dario Nicolini, giornalista di Sky. Eloquente (e condivisibile, soprattutto dopo averlo letto per intero) il titolo: Ingiustizia sportiva / Lo strano caso del Dr. Palazzi e di Mr. Conte, pubblicato nel febbraio 2016. "Il libro - come è detto nell'introduzione - è un breve riepilogo, con relative analisi, dei tanti processi sportivi seguiti alle indagini delle procure di Cremona, Napoli e Bari sul calcioscommesse, in cui sono stati coinvolti centinaia di giocatori e decine di dirigenti di squadre appartenenti ai tre principali campionati nazionali di calcio: serie A, serie B e Lega Pro". 

Scrive Nicolini nel capitolo "Il dottore e il mister". "Ecco, nello specifico di questo libro, i soggetti in questione sono la Procura e i due gradi di giudizio federali, oltre che, l'ormai fu, tristemente famoso Tnas. Soggetti che fino all'entrata in scena di Antonio Conte (…) hanno tenuto un comportamento e un metro di giudizio univoci e chiari: durezza fino al giustizialismo e forse oltre, nei confronti di tutti". "Da quel momento in poi invece - continua Nicolini -, o almeno dalla notte precedente al deferimento di Conte, hanno avuto atteggiamenti diversi. Anche in questo caso opposti, vedrete. Una vera e propria metamorfosi insomma. E questo, oltre che inaccettabile, è provabile. E provato". 

Il racconto è preciso, incalzante, documentato. "Conte rischiava una doppia imputazione per illecito sportivo in base alle accuse del 'pentito' Carobbio, per le partite Novara-Siena e Albinoleffe-Siena del campionato 2010-2011. Soprattutto per questa seconda, visto che ad ammettere la combine erano stati, oltre a Carobbio e a vari tesserati dell'Albinoleffe, anche l'ex portiere del Siena, Ferdinando Coppola. Che a Roma, in un verbale firmato davanti ai procuratori federali e datato 3 luglio 2013, riguardo alla partita Albinoleffe-Siena dichiara: "Li avremmo fatti vincere qualora a noi non fosse stato necessario un risultato diverso. Non so se Conte fosse stato a conoscenza preventivamente di questo accordo assunto in occasione della partita di andata. Posso solo dire che quando l'argomento fu introdotto ci lasciò sostanzialmente decidere come meglio credevamo, ciascuno per conto suo. In sostanza lui si chiamò fuori. Conte ribadì che lui ci teneva ad arrivare primo, ma che, qualora la squadra si fosse ritenuta impegnata dall'accordo con l'Albinoleffe, ci avrebbe lasciato fare". 

L'autore del libro non si ferma qui, ma con il piglio del cronista esperto, attento e puntuale, ricorda come l'imputazione di illecito sportivo sia stata cambiata in omessa denuncia, "nonostante nella relazione dei vice procuratori si procedesse diritti e spediti verso l'illecito sportivo di Conte per la partita Albinoleffe-Siena". 
Il comunicato del deferimento, infatti, riportava quanto segue: "Antonio Conte per le partite Novara-Siena del 30 aprile 2011 e Albinoleffe-Siena del 29 maggio 2011, viene deferito ai sensi dell'articolo 7 comma 1 del codice di giustizia sportiva per doppia omessa denuncia". 

Errore clamoroso perché l'articolo 7 comma 1 del codice di giustizia sportiva è proprio riferito all'illecito sportivo. L'omessa denuncia è rubricata all’articolo 7 comma 7. Chi ha sbagliato? E cosa si è sbagliato? Ma soprattutto perché si è voluto sbagliare? Domande a cui non è stata mai data una risposta, ma "quella dimenticanza del comma dell'articolo 7 nel deferimento di Palazzi è, se volete anche solo simbolicamente, la chiave di tutto". 

Tuttavia questo è solo l'inizio e conta poco, quasi nulla, rispetto a quello che Carobbio ricostruisce, attraverso i verbali che il libro riporta. Sulla parte finale della stagione 2010-2011, Carobbio chiama in causa Conte due volte. Lo spiega nei dettagli il 29 febbraio 2012 a proposito di Novara-Siena 2-2. "Ci fu un accordo per il pareggio e in effetti ne parlammo durante la riunione tecnica. Eravamo tutti consapevoli del risultato concordato, soprattutto al fine di comportarci di conseguenza durante la sfida. Lo stesso allenatore, Antonio Conte, ci disse che potevamo stare tranquilli in quanto avevamo raggiunto l’accordo con il Novara. Non sono certo su chi si accordò per primo, ma Drascek venne nel nostro ritiro e ne parlò con Vitiello. Quello è stato il contatto iniziale, ma poi fu comunicato all'intera squadra e io ne discussi in campo con Bertani e Gheller, giocatori del Novara". 

A luglio sempre del 2012, Carobbio aggiunge dettagli significativi: "Nel confermare quanto già dichiarato precedentemente, preciso che l'allenatore ci aveva informato che la gara sarebbe finita in pareggio e ricordo bene che, prima della gara, decise di escludere Sestu che, in quel periodo era sempre titolare; ricordo bene la circostanza in quanto non era mai accaduto che, dopo la riunione tecnica e immediatamente prima della gara, l'allenatore cambiasse la formazione, soprattutto escludendo i titolari; ricordo molto bene quella riunione tecnica, in quanto l'allenatore, dopo averci detto che era stato raggiunto un accordo per il pareggio, ci parlò poco della gara e degli aspetti tecnici, ma ci fece un discorso molto emozionante sulla sua carriera, in relazione all'obiettivo che la nostra squadra stava per raggiungere: infatti, ottenuto il punto, concordato, nella gara in oggetto, ci sarebbe servito solo un altro punto in quattro partite per la matematica promozione; ricordo bene il discorso sia perché fu molto coinvolgente, sia perché era del tutto anomalo che in una riunione pre-partita non si affrontassero quegli aspetti tecnici che il mister curava sempre in maniera quasi maniacale (…). Al discorso di Conte che ci informava del pareggio concordato, nessuno di noi si stupì più di tanto, in quanto durante la settimana già girava voce nello spogliatoio che quella partita si sarebbe potuta concludere con un risultato concordato di pareggio; ricordo che, durante la gara, mentre mi scaldavo a bordo campo insieme al mio compagno Larrondo, lo stesso, essendo un ragazzo giovane e straniero, mi chiese, alla luce di quanto riferito da Conte nella riunione tecnica, come si doveva comportare se l'allenatore l'avesse fatto entrare in campo; lo tranquillizzai dicendogli di entrare, facendo movimento senza segnare". 

Conclusioni di Nicolini: "In base a queste accuse di Carobbio, e a tutte le smentite possibili e immaginabili dei diretti interessati e di tutti i tesserati di Siena e Novara, Palazzi si è comportato come segue. (…)". Riassumo per brevità. Quattro richieste di squalifica (Drascek, Vitiello, Gheller, Bertani) per illecito sportivo (3 anni e 6 mesi), tranne una: Antonio Conte, omessa denuncia, 6 mesi di squalifica più altri quattro per omessa denuncia di Albinoleffe-Siena, totale 10 mesi. 
Si chiede Nicolini: "Notate forse qualche sottile disparità di trattamento nei deferimenti emessi dalla Procura Federale? Filippo Carobbio fa cinque nomi e parla inequivocabilmente di un illecito sportivo. Sono tutti nelle stesse identiche condizioni, anzi su Conte la sua testimonianza è diretta (l'ha sentito parlare lui stesso nella riunione tecnica): su Drascek e Vitiello invece, per esempio, non ha sentito direttamente niente, ma riferisce un'ipotesi, un sentito dire in giro". 

(1, continua)