Il Napoli segna (a bersaglio il tridente leggero), si riscatta e vince (3-1), ma per la prima volta non mi piace completamente. I critici diranno che anche con l’Atalanta, il Bologna e la Spal non era stata la stessa squadra dell’anno scorso, ma questa seconda partita in Champions ha mostrato approssimazione in difesa (imperdonabile il gol preso al 92’ e 30”) e ritmo basso per tutto il primo tempo e parte del secondo. Fortuna che davanti c’era una squadra modesta come il Feyenoord, per di più priva di molti titolari, tanto che il risultato non è stato mai in discussione. Ma il Napoli avrebbe dovuto e potuto fare molto di più, essere più sciolto di manovra e più concentrato senza palla, con un pressing più continuo e una spietatezza offensiva non intermittente.

Naturalmente da questo a dire che il Napoli ha giocato male ce ne corre, ma esteti ed estimatori del gioco di Sarri sono abituati a ben altro. Non so se, inconsciamente, come dice l’allenatore napoletano, la squadra sia più concentrata sul campionato che sulla Champions. Sta di fatto che concedere sei conclusioni ad una formazione raffazzonata come il Feyenoord è quasi preoccupante. Tutto ciò premesso, il Napoli è in piena corsa per il secondo posto nel girone dietro al Manchester City e alla pari con lo Shakhtar, il popolo azzurro (ridotto a trentamila unità del costo troppo alto dei biglietti) se ne è andato felice cantando “un giorno all’improvviso”, la sconfitta in Ucraina è stata cancellata. Insomma, c’è molto per sorridere al futuro.

Tuttavia non va dimenticato come contro un avversario scadente la vittoria sarebbe potuta tornare in discussione al minuto 66, quando l’arbitro scozzese Collum ha fischiato un rigore a favore del Feyenoord. Solo incidentalmente il fallo è stato di Ghoulam. La responsabilità, invece, è di una difesa che si è aperta come, più tardi, in occasione dell’unico gol olandese. Fortuna che dagli undici metri Toornstra si è fatto parare il rigore da Reina (bravissimo) e il Napoli, sull’azione successiva, ha chiuso i conti con  Callejon. In caso contrario, ci sarebbe stato da soffrire. Sia perché mancavano 24 minuti alla fine, sia perché uno svantaggio dimezzato avrebbe dato coraggio agli olandesi. I quali difensivamente sono stati così sprovveduti da aver regalato palla in occasione dei tre gol del Napoli. Il primo, al 7’, è stato realizzato da Insigne che a metacampo ha rubato la sfera ad Amrabat e poi, profittando dell’arretramento dei due centrali, ha fulminato Jones. Il secondo, al 49’, è invece stato causato da uno sconsiderato retropassaggio di Diks, disturbato  sull’uscita da Insigne. Mertens, che si è visto gentilmente recapitare il pallone, ha messo nell’angolo a sinistra del portiere olandese.  Il terzo (69’), ancora una voilta generato da un’uscita dall’area con pallone giocato sotto la suola (un virtuosismo circense), ha messo nelle condizioni Mertens di inventare l’assist per Callejon che ha chiuso la partita.

A quel punto (ma era accaduto anche prima), e questa volta definitivamente, il Napoli ha smesso di giocare, forse pensando alla prossima gara con il Cagliari, forse ritenendo che il vantaggio fosse sufficientemente congruo. In ciascuno dei due casi, si è trattato di un errore per nulla digerito da Sarri. Reina ha salvato un paio di volte la sua porta, richiamando i compagni ad una maggiore saldezza difensiva. Le sue raccomandazioni, però, a nulla sono servite all’ultimo palpito della gara quando Amrabat si è infilato tra Koulibaly e Maksimovic per segnare l’1-3.  Che Sarri fosse arrabbiato nero si è visto da un’immagine televisiva in cui si sedeva in panchina prendendola a pugni e imprecando. Evidentemente non sono l’unico a pensare che il Napoli avrebbe dovuto far meglio.