Non ha mai fatto la differenza, eppure ha conquistato la città. L'avversario di stasera di recente ha avuto anche la cittadinanza onoraria. Ha ruggito poche volte ed ha graffiato ancor meno. Del leone è rimasta solo la maschera, goffa ed ingombrante, pesante da sopportare come le critiche da mandar giù facendo finta di nulla. È tutta lì l’esperienza col Napoli di Gokhan Inler: in una fotografia che è storia ma anche peso, folklore tipicamente partenopeo dal quale si lasciò contagiare facilmente dopo un corteggiamento lungo (più di) un anno. L’11 luglio 2011 fu presentato alla stampa, il 19 agosto 2015 salutò tutti con una lettera commovente, lunga, spontanea.

Come si legge sul “Roma”, stasera sarà l’ex più atteso perché sinceramente innamorato della città che l’ha adottato inconsapevolmente, tradita dalle aspettative, illusa su qualità tecniche intraviste solo in parte. Nonostante il rimpianto per quattro stagioni altalenanti, Inler ricorderà Napoli per sempre e per sempre sarà ricordato dai (suoi) tifosi. Ha vissuto perennemente in bilico, risucchiato dalla pressione figlia di una valutazione eccessiva (18 milioni per strapparlo all’Udinese) e da un interesse infinito, rinnovatosi ad ogni sessione di mercato fino al “sì” definitivo, invocato a lungo, telenovela grottesca culminata con la presentazione in crociera con tanto di maschera da leone