In tutta la sua vita Carlo Tebi ha acquistato appena due biglietti per vedere il Napoli al San Paolo: nel maggio del 1987, in occasione del primo scudetto, e lunedì sera contro il Sassuolo. Scaramanzia e coincidenze si mescolano in un pericoloso vortice di idee, ma dura appena un attimo: il Napoli è settimo ad otto punti dalla capolista Juventus. Tebi, vice allenatore di Ventura al Napoli e di Sarri ad Arezzo, ha parlato al "Roma". Era seduto accanto alla moglie nel settore distinti e a fine gara ha smaltito la delusione da tifoso davanti ad una buona pizza.

Napoli-Sassuolo che partita è stata?
"Ho visto cose che mi sono piaciute ed altre alle quali non riesco a darmi una spiegazione precisa. Conosco Maurizio, ho lavorato con lui, è un grande intenditore di calcio ma lunedì, ad un certo punto, tra fine primo tempo ed inizio ripresa, il Napoli ha dominato senza chiudere la partita, come se stesse giocando la partitella del giovedì o il torello contro gli avversari. Il calcio ci insegna che, quando domini, le partite vanno chiuse perché poi esiste anche la bravura dell’avversario".

Qual è stata la prima sensazione all’uscita dallo stadio?
"Ero arrabbiato per il risultato, tranquillo per il bel gioco ma, proprio per questo, arrabbiato due volte: una squadra che gioca così bene non può pareggiare gare simili. Il gioco era sterile, fine a se stesso. Il possesso palla mi sta anche bene, Sarri è maestro su quello, ma il Napoli è stato poche volte pericoloso. Arrivava sulla trequarti con facilità ma poi tornava indietro. È come se la squadra avesse giocato più per l’estetica che per il risultato. Sapevano di essere più forti del Sassuolo e, forse, si sono accontentati, perché con la palla facevano ciò che volevano".