Il pallonetto è probabilmente uno dei gesti più straordinari che un calciatore possa regalarci. Spiazza, sorprende, toglie il fiato. Il pallonetto è una sospensione del tempo, tutto gira più lentamente, come in una scena vista al rallentatore, consentendoci quindi di apprezzare ancora di più la bellezza che viene seminata. È magia che ci mette un attimo a diventare memoria. Pensavamo a questo, ieri sera, quando abbiamo visto Mertens segnare uno dei più bei gol della sua carriera e probabilmente di questa stagione (perché andrà così, lo vedremo e lo rivedremo e diremo: ma quanto bravo è stato…). 

COME DIEGO - Siamo tutti corsi a sfogliare l'album dei ricordi, fermandoci a trentatré anni fa quando Maradona segnò un gol su pallonetto, sempre alla Lazio, all'Olimpico. Sono colpi "alla cieca", eseguiti senza guardare la porta, "avvertendo" che può succedere qualcosa, intuendo prima degli altri - compagni e avversari - che esiste un solo modo per fare gol. E quel modo è colpire il pallone così, da sotto, "uccellando" il portiere avversario, come avrebbe scritto Gianni Brera. Sono questi i gesti che ci riconciliano con il calcio allo stato più puro

BOMBER DRIES - Mertens è uno specialista: aveva già segnato su pallonetto il suo più bel gol dell'anno scorso, contro il Torino al San Paolo, ma era un pallonetto più "ragionato", più chirurgico, più pensato. Quello dell'Olimpico è il colpo di puro istinto - guardate la piccola danza-giravolta che precede l'impatto piede-pallone - di uno dei più felici esemplari di calciatori moderni. Il belga - lo sapete - nasce come esterno d'attacco. Sarri nel Napoli l'ha (re)inventato centravanti. Ne è stato ripagato alla grande. Sono stati 28 i gol dell'anno scorso (solo Dzeko l'ha preceduto di un'incollatura nella classifica dei cannonieri della Serie A), sono già 6 in cinque partite quest'anno. Il Napoli è una gioiosa macchina da gol: finora sono 19, si viaggia alla media di quasi 4 reti a partita. Nessuno in Europa sa fare meglio. Nessuno segna con questa frequenza, questa facilità. 

SALTO DI QUALITÀ - E di questa macchina, Mertens è l'interprete più sorprendente. Arpionati i trent'anni, si sta rivelando un giocatore da primissima fascia, diremmo un top-player, se solo la parola ci piacesse. Non lo era, top-player, quando l'allora ds del Napoli Bigon lo prese dal Psv Eindhoven, ormai quattro anni fa. Era un buon giocatore che aspettava l'appuntamento col destino per fare il salto di qualità. Da due anni a questa parte "Ciro" Mertens è uno che fa la differenza. Gongola Sarri, ne beneficia il Napoli, ma chiunque di noi ami il calcio non può che togliersi il cappello di fronte al gol-capolavoro di Dries contro la Lazio, un pallonetto che è una stella cometa, un lampo di genio, un colpo che sfida l'impossibile e che incanta, elevandosi con leggerezza dalla mediocrità generale.