Finisce Napoli-Fiorentina e serpeggia una parola, detta con la bocca semichiusa perché ha il sapore della blasfemia, perché questo è il Napoli delle meraviglie, perché questo è stato etichettato come l'anno del Napoli. Ma, la parola c'è e serpeggia, soprattutto come un interrogativo che allarma i tifosi ed inquieta le analisi degli addetti ai lavori: crisi. Due sconfitte ed un pareggiano possono far parlare di crisi? Assurdo, soprattutto se si guarda la classifica, con un secondo posto ancora lì, 39 punti in 16 partite ed una Champions sfumata, essenzialmente, per la partita giocata male a Kharkiv contro lo Shakhtar.

ALLERTA ARANCIONE -  È assurdo, allo stesso modo, non far suonare diversi campanelli d'allarme, capire che le prossime gare di campionato (con un intermezzo di Coppa Italia) vanno affrontate con un'attenzione estrema. Perché, se la crisi non c'è, la società non può far altro che calare i panni della Protezione Civile e diramare per il centro tecnico di Castelvolturno uno stato di allerta di livello arancione, quello che precede di un solo step il colore rosso. Conservando il gergo, è quella che viene definita una criticità moderata. E gli elementi ci sono tutti. Da quelli strutturali (gli infortuni di Milik, Ghoulam e da ultimo quello di Insigne con tempi di recupero che iniziano a diventare misteriosi), a quelli contingenti (la mancanza di brillantezza, soprattutto mentale, di alcuni calciatori fondamentali con la conseguente difficoltà a costruire l'abituale manovra).

L'OMBRELLO E IL TETTO - Due sono le possibili soluzioni all'allerta: proteggersi nell'immediato, trovando un ombrello di fortuna e cercando di sperare che l'allerta passi in fretta e lasci danni riparabili in fretta. E non resta che continuare così, sostituendo uomini e non variando principi e ritmi. Caso mai, aggiungendo Inglese a gennaio. Oppure, si può costruire un tetto nuovo per questo Napoli, che sappia far filtrare tutta la luce dei momenti positivi ma che sappia anche tenere bene quando passa la bufera. La costruzione di un nuovo tetto deve avere due ingegneri: il primo è Sarri che deve avere il coraggio di cambiare il canovaccio che ha reso celebre il suo Napoli. C'entra poco il modulo: il Napoli può giocare con uno, due, tre, quatto o cinque attaccanti e continuare ad avere le difficoltà a trovare il gol come da diverse settimane a questa parte. È lo sviluppo della manovra che deve trovare bisettrici diverse. L'altro ingegnere deve esser De Laurentiis coadiuvato dalla sua equipe. Perché Inglese non basta e Vrsaljko ha bisogno di tempo per esser messo al centro del progetto. Cosi non basta per abbassare il livello di allerta, è fin troppo evidente che sia così.